
Il sergente Brown (Claudio Undari), insieme alla figlia e a una guarnigione di soldati, è un moderno caronte che trasporta, su una distesa di neve, un intero girone infernale diretto a Fort Green. In quell'eterogeneo gruppo di assassini bastardi è condensato il Male del West. Crudeli comancheri di montagna, incendiari, ricattatori, rapinatori, falsari, stupratori, ecc. Ma tutti colpevoli di omicidio!
Tra di essi vi è anche il responsabile della morte e dello stupro a carico della moglie del tenente. Brown non sa con certezza chi di quelle bestie si sia macchiato di quel delitto, ma uno di loro ne è certamente il colpevole.
I soldati scrutano il paesaggio, consapevoli che se nel carro è incatenato l'inferno momentaneamente domato, in quelle terre selvagge c'è un Male ancora libero e forte. Ben presto quel Male sorge dalla neve con una risata che risuona tra le montagne innevate. I fuorilegge pensano che in quella diligenza ci sia dell'oro diretto dalle miniere al forte. Disarmati i soldati, il capo si accorge di quel carico umano non proprio allettante. Ma l'oro deve pur esserci da qualche parte! Non basta cercare in ogni nascondiglio e neanche spaccare la testa delle guardie con il calcio del fucile, dell'oro non vi sono tracce.
Il carro con i prigionieri viene trascinato dai cavalli imbizzarriti per quel macello di morte e sangue. Il sergente Brown cerca di tranquillizare i cavalli, ma resosi conto dell'impossibilità di tornare a controllare il carro decide di saltare giù insieme alla figlia. Raggiunto il luogo in cui il carro si è distrutto, dopo essersi capovolto numerose volte, il sergente diviene consapevole che se non è riuscito domare il carro deve riuscirci per forza con quegli quegli uomini prossimi ormai alla rivolta. Con una rivoltella e un machete, non è un problema che richiede troppo energia.
Brown scorta quella carovana di prigionieri appiedati verso Fort Green. La strada è lunga e la figlia Sarah (Emma Cohen) comincia ad avere paura.
I due cavalli, costretti a percorrere quel terreno accidentato, si azzoppano uno dopo l'altro. Brown è costretto a ucciderli entrambi. Ma non solo i cavalli vengono uccisi quando non possono più camminare. Il prigioniero Slim, trasportato a spalla dai compagni a causa di una frattura alla gamba, viene ucciso nel sonno. Costretti da Brown a portare la salma in spalla, una sorta di contrappasso per il loro crimine, lo arrostiscono quando, a detta loro, comincia a puzzare. La scena è aghiacciante e terrorizza Sarah anche per quel cannibalismo non mostrato ma probabilmente effettuato da quegli uomini ormai affamati.
I galeotti scoprono accidentalmente che le catene che li legano tra loro sono fatte d'oro. La gioia esplode tra quegli uomini denutriti e feriti, almeno fino a
quando comprendono di non essere diversi da quei cavalli ormai
morti. Loro sono solo degli animali da soma per un carico mimetizzato.
Il loro odio per il sergente non può che aumentare visto che è anche
responsabile della morte dei suoi camerati. Brown riesce comunque a rimettere sempre in riga quelle perle di carne tenute insieme da uno spesso filo di oro.
Sarah sembra quasi compressa tra l'egoismo di quegli uomini e il comportamento sadico del padre, il quale non esita a sparare a bruciapelo alla testa di uno dei prigionieri rifiutatosi di proseguire il cammino. Quel corpo, riverso a terra con un occhio che straripa da quel volto deturpato, è testimone della rabbia che possiede ormai il padre, desideroso più di farsi giustizia da solo che non di condurre quegli uomini al loro destino giuridico. Questo fattore rafforza il suo legame con uno dei prigionieri, Dean Marlowe, con cui nasce un'incessante gioco di sguardi.

Il calvario di quegli uomini diviene il calvario del loro aguzzino. E' come se vi fosse una continua proiezione tra l'egoismo di quegli uomini e i sentimenti di Brown, diretti non certo ai galeotti ma a sua figlia e ai cavalli. Il sergente dovrà portare ora sulle sue spalle il corpo della figlia, che rischia di morire per l'ipotermia. Lui però quel corpo non può ne abbandonarlo ne privarlo di quel flebile respiro. E' questo che rende il cammino di Brown più simile a un viaggio verso il Golgota rispetto a quel pellegrinaggio dei forzati verso la speranza rapace di un'avvenimento che possa renderli liberi.
Momento che non tarda ad arrivare visto che il sergente è ormai sfinito e i prigionieri sono riusciti a raggiungere un capanno di tronchi. Il potere è ora passato di mano.
Dopo aver ridotto il padre in una maschera di sangue, i galeotti decidono di divertirsi un po' con Sarah. L'intervento di Dean per proteggerla scatena la rabbia degli altri. Avuta la meglio su di lui, i fuggitivi possono avere quel corpo desiderato durante tutto il viaggio. Brown osserva disperato la scena, fino a quando perde i sensi e sviene.
La capanna viene data alle fiamme, mentre il sergente, legato a una trave, osserva, ormai privo di qualsiasi desiderio di vita, il fuoco che lo circonda. Fuoco che lo consuma lentamente fino a mostrarci un corpo carbonizzato.
I fuorilegge continuano il loro cammino, mentre Dean cerca di sostenere la sempre più sconvolta Sarah. Proprio lui eliminerà il suo stupratore, John "Weasel"
McFarland, strangolandolo con la stessa catena che ancora unisce i loro corpi, anche se non per molto.
Arrivati a un binario, i fuggitivi si stenderanno in maniera tale da permettere al treno di liberarli da quel vincolo aureo in maniera leoniana.
Ray Brewster, delirante dopo aver bevuto dell'alcool trovato nel capanno, viene catturato dalla famiglia di rapinatori incontrati a inizio film. Questi, scoperto il valore delle catene, costringono Ray a condurli verso il rifugio degli altri fuggitivi. Durante il viaggio egli riesce a impossessarsi di un fucile e a uccidere i rapinatori. Ormai ferito gravemente, Ray muore stringendo il suo oro.
Gli altri tre fuggitivi raggiungono, insieme a Sarah, una locanda. Qui trovano due soldati ubriachi che riesco facilmente a disarmare. Durante la notte, Joe Farrow accoltella l'oste, il quale cerca di contenere l'eviscerazione comprimendosi al ventre i visceri fuoriusciti. Ray, non ancora soddisfatto, afferra un gancio e lo infila nella schiena del moribondo, issandolo poi con una fune e una carrucola.
Sarah, approfittando della distrazione dei fuggitivi, tenta di liberare i soldati legati nella stalla. Scoperta da Thomas, che comincia a percuoterla, viene difesa nuovamente da Dean. Mentre i due si pestano a sangue, Joe interviene uccidendo Dean con dei fendenti alla schiena.
Dean, ormai in procinto di morire, rivive quel passato che condannerà per sempre la sua anima. Il dolce ragazzo, che ha donato la vita per difendere Sarah, è infatti il responsabile della morte di sua madre. Uccisa squarciandole il ventre.
Sarah veglia il corpo senza vita del suo amato fino a quando non sta per sopraggiungere la diligenza proveniente da Fort Green. Thomas e Joe l'hanno attesa per tutta la notte, avendo intenzione di impossessarsene per poter fuggire oltre la frontiera.
Sfruttando il diversivo, Sarah si avvicina a una cassa di esplosivo lasciata dai soldati. Acceso un candelotto, ella fa ritorno al corpo di Dean, attendendo l'epilogo della sua vendetta.
Joaquín Luis Romero Marchent dà origine, attraverso Cut-Throats Nine, a una splendida commistione di generi che viene spesso paragonata a quelle del Fulci, autore che con "
Le colt cantarono la morte e fu... tempo di massacro" e "
I Quattro Dell'Apocalisse" ha reso ipertrofica la componenete exploitation degli spaghetti western.
Il sangue fuoriesce da ferite che paiono vortici formatisi in una palude, tanto vigoroso e il suo moto. Esso sgorga copioso anche da quelle mutilazioni che permettono al cordone d'oro di continuare il suo cammino, come un Pollicino in disfacimento. Vedremo infatti caviglie mozzate per abbandonare quei corpi privi di vita che zavorrano il cammino.
Oltre a Fulci vi sono naturalmente anche legami con Sergio Leone, citato nella scena del treno, per una forte emersione mnemonica presente in questo paella western.
L'alternanza tra dolore e derisione, tra rispetto per la vita, anche animale, e fredda crudeltà, è associata a un'altra alternanza, quella temporale. Vedremo infatti sia il sergente Brown sia il prigioniero Thomas Lawrence (Alberto Dalbés) dispersi nella gioia di un tempo che fu. Ormai lontano. Ormai perso. Un tempo che continua a vivere, ma sublimato in odio verso i reietti o verso tutti gli uomini. Brown e Lawrence, entrambi figli del dolore, hanno preso decisioni diverse su come far sfiatare quella pressione insopportabile.
Questi ricordi rappresentano uno degli elementi onirici del film, ma la vera componenete visionaria è raggiunta durante il delirium tremens di Ray, in cui una certa "resurrezione" ci ricorda l'inizio di "
Mannaja" e la vendetta di "
The Dark Valley".
"Cut-Throats Nine" è come una pennellata ematica sulla natura violenta e crudele dell'uomo, da qui il titolo di nove tagliagole, ovvero i sette criminale più Brown e la figlia, ma contemporaneamente un'esaltazione dell'espiazione grazie alla figura di Dean. Questo rapporto è un elemento ormai classico nei film in cui vi è un'interazione prolungata tra criminali e innocenti, anche se qui si instaura una sorta di inversione. Il legame è infatti una sorta di sindrome di Stoccolma al contrario, ma in realta il vero ostaggio è sin dall'inizio la piccola Sarah, trascinata in un percorso di isolamento e dolore sin dalla prima parte del film.