Mildred Hayes (Frances McDormand) è una donna divorziata che vive a
Ebbing, cittadina fittizia del Missouri, insieme al figlio Robbie (Lucas
Hedges). Mildred affitta tre cartelloni pubblicitari, in una strada
ormai poco popolata dopo la costruzione dell'autostrada, dove affigge
dei manifesti che incolpano la polizia locale, e soprattutto lo sceriffo
Willoughby (Woody Harrelson), di non far nulla per scovare i
responsabili dello stupro e della morte di sua figlia Angela (Kathryn
Newton), avvenuta un anno prima. Ben presto, quei cartelloni
innescheranno una serie di eventi dalle conseguenze irreparabili.
Visualizzazione post con etichetta Film western. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film western. Mostra tutti i post
mercoledì 4 dicembre 2019
mercoledì 13 febbraio 2019
"Il Brigante Di Tacca Del Lupo", il terzomondismo autoctono e western di Germi.
1863, Melfi. La bandiera del Regno d'Italia viene condotta, come giovane reliquia dismessa, alla testa degli uomini del paese, accorsi per gettare quel tricolore rinnegato ai piedi di Raffa Raffa (Oreste Romoli) e dei suoi uomini fedeli a Francesco II e al casato borbonico. L'arringa del brigante rimbomba tra le mura e gli occhi sgranati delle autorità cittadine, consapevoli della tragedia imminente.
Gli uomini di Raffa Raffa si disperdono per le vie con la furia dei purificatori, pronti a bruciare i libri tributari e le effigi del falso re. Ogni loro gesto viene visto dall'alto di quei corpi impiccati, "traditori liberali" trasformati in bersagli ondeggianti per le invettive e il fuoco a loro destinati anche se morti. Testimoni di una processione del dolore che investe di fuoco e di distruzione le vite della cittadina.
Una processione che dura per ben tre giorni, fino alla liberazione avvenuta con l'intervento della IV compagnia. Al comando di essa viene inviato il tenente Giordani (Amedeo Nazzari), mentre sul posto è gia presente il commissario Francesco Siceli (Saro Urzì), della questura di Foggia ed ex funzionario borbonico, incaricato di dirigere l'inchiesta sugli avvenimenti di quei giorni.
I contrasti tra i due sorgono immediatamente, dove Urzì è più pragmatico, il tenente risulta più netto e drastico. Se la forza dei briganti, sostiene Giordani, è la paura, essa sarà l'arma del nuovo Regno. Le differenze d'opinione e di strategia, sono soprattutto differenze conoscitive. Urzì comprende la realtà territoriale del mezzoggiorno, i boschi impenetrabili dove mille occhi guardano e riferiscono. La realtà di una societa china sulla terra e da questa avvolta, in vita e in morte.
Per i poveri non vi è alcuna differenza tra i Borboni e i Piementosi. Forse l'unica vera differenza sono le tasse e la leva obbligatoria, prima inesistenti. A un brigante gli dai un rifugio e un pasto, lui non ti tocca. A un nordista, per essere lasciato in pace, gli devi dare un figlio!
Per i poveri non vi è alcuna differenza tra i Borboni e i Piementosi. Forse l'unica vera differenza sono le tasse e la leva obbligatoria, prima inesistenti. A un brigante gli dai un rifugio e un pasto, lui non ti tocca. A un nordista, per essere lasciato in pace, gli devi dare un figlio!
Giordani va al di là di questi concetti sociologici, poiché se i briganti devono essere spezzati, i sudditi devono essere piegati. Egli comincia proprio con l'arresto delle autorità, che hanno omaggiato e accolto i briganti, nella speranza di limitare i danni e soprattutto salvare le proprie vite. A ciò fa seguito la ricerca dei ribelli sin dentro il loro anti-regno, ossia le selve che dominano la regione.
mercoledì 6 febbraio 2019
Brimstone (2016)
Liz (Dakota Fanning) è l'ostetrica di un villaggio della frontiera
americana, dove vive con sua figlia, suo marito e il figlio che
quest'ultimo ha avuto con la precedente moglie.
La
vita di Liz scorre tranquilla, tra l'assistenza alle gravide, i lavori
domestici e le domeniche in chiesa. Proprio in chiesa, il suo corpo si
ghiaccia all'ascolto della voce del nuovo reverendo (Guy Pearce). Un
suono basso, grave, che rende ancora più difficile ruotare il capo per
osservare l'origine di esso, quasi che si volesse ritardare quanto più
possibile quella fatidica e irrevocabile vista. Una voce che squarcia
quel velo, ormai leggerissimo, posato sul suo passato
Lei
farà di tutto per rinviare quell'incontro, ma il fato ha in serbo la
prova più rischiosa per ogni donna, ossia l'assunzione del diritto al
libero arbitrio. Il dover decidere autonomamente tra la sopravvivenza di
una madre e quella del di lei neonato, sarà per Liz il più grave
peccato.
domenica 20 marzo 2016
"Standoff - Punto Morto" (2016) di Adam Alleca
La piccola Isabelle "Bird" è stata accompagnata da Roger, il fidanzato della zia, a visitare la tomba dei propri genitori. Il suo dolce volto nascosto da una reflex, quasi a filtrare la propria emotività che non la realtà esterna.
Contravvenendo a quanto promesso a Roger, Isabelle fotografa i partecipanti di un funerale. Il suo non sarà un reportage di dolore spirituale o di speranza escatologica. Il suo sarà un portfolio di dolore fisico e di morte violenta.
Un uomo con passamontagna (Laurence Fishburne), dopo aver eliminato a distanza sia il prete sia la guardia del corpo della vedova, si dirige verso quest'ultima. Lentamente. Quasi ammortizzato dalle preghiere di quella donna in nero. Lento come la certezza della Morte.
Certezza che porta il killer a mostrare il proprio volto alla vittima, aumentando il suo terrore nella consapevolezza di una morte inesorabile.
Sade, questo il nome del killer assoldato per l'eliminazione della donna, getta tutti i cadaveri, compreso il suo fucile e la bibbia del prete, nella fossa che in origine avrebbe dovuto ospitare una sola salma. Egli non potrà comunque seppellire l'immagine del suo volto ormai impressa, insieme al suo atto, nel rullino della macchina fotografica di Isabelle.
Forse non potrà seppellire quelle foto, ma potrà seppellire facilmente il corpo di Robert, giunto sul luogo della strage per cercare Isabelle. Sconvolta dal nuovo omicidio, la ragazzina fugge, seguita dai proiettili che Sade indirizza a lei e alla preziosa macchina fotografica.
Proiettili che l'accompagnano fino al casolare di Carter (Thomas Jane), riversandosi su quelle mura e sulla stessa gamba del veterano di guerra. Rifugiatisi in casa, ha inizio la resistenza all'assedio perpetrato da Sade, il quale vede il progressivo aumento dei problemi a carico di una missione che stava per concludersi in maniera perfetta.
Proiettili che l'accompagnano fino al casolare di Carter (Thomas Jane), riversandosi su quelle mura e sulla stessa gamba del veterano di guerra. Rifugiatisi in casa, ha inizio la resistenza all'assedio perpetrato da Sade, il quale vede il progressivo aumento dei problemi a carico di una missione che stava per concludersi in maniera perfetta.
lunedì 1 febbraio 2016
"The Hateful Eight" di Quentin Tarantino
Il cielo del Wyoming quasi grava sul paesaggio come una valanga di gelo. Un paesaggio di bianco fagocitario su cui una diligenza si apre una pista faticosa, fino a incontrare un ostacolo di carne viva e morta. La componente viva è rappresentata da Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), mentre quella morta è una piramide formata da tre morti che il cacciatore di taglie deve condurre a Red Rock.
Il Maggiore non è l'unico cacciatore di taglie che si trova in quell'inferno bianco. All'interno della diligenza, che sta per offrirgli un passaggio verso il mercato della carne tagliata, si trova John Ruth "Il Boia" (Kurt Russell) con la sua preda, ossia Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh).
Daisy Domergue ha una lingua spinosa come la superficie di un cactus, ma vale 10.000 dollari. 10.000 dollari ammanettati al polso di un "Boia" paranoico. Il suo concedere il passaggio sulla diligenza al Maggiore, è una cerimonia del tè alla fobia di perdere quel denaro che già zavorra il suo corpo come un arto fantasma inverso.
Il tragitto verso Red Rock è come la Passione, anche se non possiamo dire se sia una Passione a carico solo di Daisy Domergue o dei due cacciatori di taglie, ma a ogni stazione il carico di carne di quella diligenza aumenta. La terza tappa vede l'ingresso di un altro personaggio, il ribelle rinnegato Chris Mannix (Walton Goggins), diretto a Red Rock per essere investito come nuovo sceriffo. Almeno a suo dire. Altro personaggio quindi, altra cerimonia del tè paranoico celebrata da "Il Boia". Altra accettazione su quella diligenza trasbordante carne. Carne viva e morta.
"Il Boia" avrà un'altra sorpresa durante il tragitto. La stazione per diligenze, gestita da Minnie, è strapiena di persone. Per un paranoico, la sicurezza, all'interno di un luogo chiuso, è inversamente proporzionale alla quantità di ossigeno che si consuma nell'unità di tempo. L'assenza di ossigeno fa girare la testa.
"Il Boia" avrà un'altra sorpresa durante il tragitto. La stazione per diligenze, gestita da Minnie, è strapiena di persone. Per un paranoico, la sicurezza, all'interno di un luogo chiuso, è inversamente proporzionale alla quantità di ossigeno che si consuma nell'unità di tempo. L'assenza di ossigeno fa girare la testa.
Jennifer Jason Leigh è magnifica nella sua parte di assassina schizzata. Sembra quasi posseduta, inquietando con la sua follia che va in crescendo, insieme alla sua tendenza autodistruttiva che fa da spalla al sadismo da educatore de "Il Boia". E proprio sulla spalla del "Boia" sembra appollaiata come una cornacchia, pronta a gridare e infierire contro qualcuno, appena se ne presenta l'occasione, come se quella iena, cosi viene definito "il Boia" da uno dei personaggi, fosse il suo cane da guardia.
Etichette:
Film western,
Nigger-western,
Recensione
domenica 27 dicembre 2015
"La Casa Maledetta" (Dead Birds, 2004) di Alex Turner
Una banda di rapinatori assalta una banca, dando origine a un massacro.Oltre agli ex-soldati, vi sono Annabelle (Nicki Aycox) e Todd (Isaiah Washington), uno schiavo fuggito dal suo padrone. Durante la fuga dalla banca, un bambino viene ucciso da una pallottola vagante.
Riusciti a fuggire dalla cittadina, i banditi si dirigono verso Lorystell. Quando gli altri pensano di essersi ormai persi, William (Henry Thomas), il capo della banda, avvista la fattoria abbandonata, che risulta completamente circondata da un campo di grado, in cui si addentrano guardinghi i membri della banda.
Il campo di grano si rivela essere il territorio di caccia di una strana creatura, abbattuta rapidamente da un formidabile colpo di Sam (Patrick Fugit). Innanzi a loro si mostra un animale inquietante, senza pelo e con una forma sconosciuta. Un'animale selvatico completamente scuoiato.
La casa, che apparteneva a un ex-commilitone di William, appare abbandonata. I banditi si dividono per controllare le numerose stanze. La sicurezza appena acquisita induce l'acutizzazione di alcuni conflitti interni. La presenza di un nero non è ben vista da Clyde (Michael Shannon), che riesce a trascinare dalla sua parte anche Joseph (Mark Boone Junior), allettandolo con la possibilità di dividere in pochi il frutto della rapina.
E' proprio Todd colui che per primo comincia a percepire qualcosa di strano in quella casa. Inizialmente solo dei rumori provenienti da un sottoscala chiuso, successivamente attraverso alcune impronte di sangue sul pavimento.
Tracce che invece non vengono lasciate da Joseph, scomparso dopo essere uscito per accudire i cavalli nella stalla.
Tracce che invece non vengono lasciate da Joseph, scomparso dopo essere uscito per accudire i cavalli nella stalla.
domenica 20 dicembre 2015
"I vigliacchi non pregano" di Mario Siciliano.
I lampi illuminano la casa più di quella lampada accesa da Maria, terrorizzandola nonostante i baci di Bryan (Gianni Garko), appena tornato dalla Guerra Civile combattuta accanto ai confederati. Un rumore diverso dai tuoni rimbomba improvvisamente nella casa. Alcuni uomini bussano energicamente alla porta. Bryan apre, causando una fiumana di Yankee fradici nel suo focolare.
Non ci vuole molto a comprendere le loro intenzione, per come guardano una sempre più intimorita Maria. Bryan è teso. Le mani ad artiglio. Afferrano improvvisamente Maria e lui reagisce, colpendo un vigilantes con l'attizzatoio. Viene sparato al fianco. Costretto a guardare mentre abusano di lei, egli urla in maniera straziante. Prima di perdere i sensi, Bryan vede una stella sul petto del suo feritore.
Dopo una lunga convalescenza, Bryan non ricorda molto di quanto accaduto. Decide quindi di seguire Daniel (Ivan Rassimov), un ex Sudista che lo ha assistito per tutto quel tempo, nel tentativo di liberare il proprio fratello, sequestrato da un gruppo di disertori. I banditi hanno richiesto a Daniel un riscatto di 5.000 dollari, somma che naturalmente lui non possiede.
Non volendo coinvolgere l'ancora debilitato Bryan, Daniel si reca all'appuntamento, nonostante sia privo della somma richiesta dai rapitori. Quando le cose si stanno mettendo per il peggio, l'intervento di Bryan mette in salvo i due fratelli. Bryan vorrebbe eliminare il capo della banda, unico sopravvissuto della sua tempesta di fuoco, ma Daniel si oppone, volendo che sia consegnato alla giustizia. Ciò risvegli la rabbia di Bryan, egli infatti non ricorda i volti di quegli uomini, ma ricorda benissimo la stella brillante sul loro petto. Decide comunque di rispettare il volere di Daniel.
Giunto a Silver City, Bryan capisce di non trovarsi in quel regno di giustizia tanto auspicato da Daniel. Riesce infatti a salvare i due fratelli da un'imboscata tesa a salvare il prigioniero. Proprio nel saloon, luogo della sparatoria, egli incontra il suo ex Capitano, che gli propone di lavorare per lui. Bryan dovrà infiltrarsi tra gli uomini di Blake e ucciderlo alla prima occasione, in questo modo il Capitano Marrey potrà dominare Silver City. Questo sarà solo l'inizio della sua folle sete di sangue.
Il film di Mario Siciliano si distacca dal classico filone dei revenge movie del genere western. Il personaggio di Bryan viene scolpito lentamente per tutta la durata dell'opera. Egli diviene una belva traumatizzata e gettata nell'arena. Un animale da combattimento ben privo di quella morale che caratterizza i giustizieri western. Se in "Da uomo a uomo", la visione dell'oggetto presente al momento del trauma scatenava una reazione violenta ma razionale, qui la stella e il suo riflesso diventano un innesco in grado di generare una reazione idrofoba, riscontrabile più in un thriller psicologico che non in un western. Egli si distacca dalla vendetta non per un superamento morale di essa, ma per l'incapacità mnemonica di attuarla, rivolgendo al mondo intero il suo desiderio di dominio e di sangue.
Per rendere ancora più forte questo contrasto, viene inserita la figura di Daniel, idealista e a volte ingenuo, ma pronto a sacrificare se stesso per la sua concezione di giustizia.
Per rendere ancora più forte questo contrasto, viene inserita la figura di Daniel, idealista e a volte ingenuo, ma pronto a sacrificare se stesso per la sua concezione di giustizia.
Etichette:
Film western,
Recensione,
Spaghetti western
domenica 13 dicembre 2015
"Red Hill", il kiwi western slasher aborigeno di Patrick Hughes
Red Hill, Australia. Shane Cooper (Ryan Kwanten) è un nuovo agente della polizia di Red
Hill, dove è appena giunto insieme alla moglie Alice (Claire van der Boom). Il nervosismo della prima giornata in una nuova
città, per chi va al "fronte" e per chi resta.
L'ufficio
dello sceriffo si apre a Shane, mostrando l'allegria di Jim Barlow
(Kevin Harrington) e l'ira matrimoniale di Manning (Richard Sutherland),
ma anche lo splendore di Betsy, la cavalla che scorrazza fuori
dall'ufficio.
Il vertice del folclore si ha comunque con Bill! Nell'auditorium del municipio, lo sceriffo Bill (Steve Bisley) è impegnato a difendere le sane tradizioni di Red Hill contro quei luridi fricchettoni che vorrebbero trasformarla in una meta turistica: <<I nostri antenati non hanno sacrificato il loro sangue, sudore e lacrime perché un branco di segaioli venisse qui a sorseggiare del dannato Pinot!>>
Basta questo discorso, unito alla ramanzina per non aver ancora trovato la pistola dispersa tra gli scatoloni, per far capire a Shane che il rapporto con Bill non sarà molto facile. Non facile sarà comunque la permanenza a Red Hill. In città è ancora alta la tensione con il governo per l'esproprio delle montagne prospicienti la cittadina. Montagne dove gli abitanti non possono più mettere piede, <<Dio non voglia che qualcuno metta il piede su un fiore appassito.>>
Mandato nella proprietà di Gleason, dove qualcosa ha indotto la fuga dei cavalli, Shane si accorge della difficoltà di capire l'origine di quella diaspora...
Tornato all'ufficio, egli lo trova trasformato in una armeria per le milizie popolari durante un'apocalisse zombie. In realtà è fuggito, quella stessa mattina, un carcerato un po' particolare. Dural "Jimmy" Conway (Tom E. Lewis) era accusato dell'omicidio della moglie e del tentativo di omicidio di un poliziotto di Red Hill. Questo avveniva nel 1995. Secondo voi chi può averlo catturato e sbattuto in carcere? Si, Old Bill!
Tutti gli abili alle armi vengono quindi investiti del sacro compito di difendere la cittadina. I punti a maggior rischio vengono coperti, tranne quello con meno possibilità di utilizzo da parte di Conway, ossia Skins Creek Road. Visto che c'è Shane, perché non tappare anche quel buco? Visto che c'è Shane, dove passerà Conway?
Basta questo discorso, unito alla ramanzina per non aver ancora trovato la pistola dispersa tra gli scatoloni, per far capire a Shane che il rapporto con Bill non sarà molto facile. Non facile sarà comunque la permanenza a Red Hill. In città è ancora alta la tensione con il governo per l'esproprio delle montagne prospicienti la cittadina. Montagne dove gli abitanti non possono più mettere piede, <<Dio non voglia che qualcuno metta il piede su un fiore appassito.>>
Mandato nella proprietà di Gleason, dove qualcosa ha indotto la fuga dei cavalli, Shane si accorge della difficoltà di capire l'origine di quella diaspora...
Tornato all'ufficio, egli lo trova trasformato in una armeria per le milizie popolari durante un'apocalisse zombie. In realtà è fuggito, quella stessa mattina, un carcerato un po' particolare. Dural "Jimmy" Conway (Tom E. Lewis) era accusato dell'omicidio della moglie e del tentativo di omicidio di un poliziotto di Red Hill. Questo avveniva nel 1995. Secondo voi chi può averlo catturato e sbattuto in carcere? Si, Old Bill!
Tutti gli abili alle armi vengono quindi investiti del sacro compito di difendere la cittadina. I punti a maggior rischio vengono coperti, tranne quello con meno possibilità di utilizzo da parte di Conway, ossia Skins Creek Road. Visto che c'è Shane, perché non tappare anche quel buco? Visto che c'è Shane, dove passerà Conway?
martedì 8 dicembre 2015
Il Sertão rivoluzionario di Conselheiro e Lampião, tra socialismo e misticismo, attraverso "O' cangaceiro", da Barreto a Giovanni Fago.
Il Sertão è una sub-regione brasiliani situata a nord-est del Paese e interessa numerosi stati della federazione carioca (Bahia, Sergipe, Alagoas, Pernambuco, Paraíba, Rio Grande do Norte, Ceará e Piau Minas Gerais).
Quest'area è caratterizzata da una brusca alternanza tra periodi di estrema siccità e periodi di piogge violentissime. La precipitazione media annuale, che risulta compresa tra 500 e 800 mm, risulta concentrata in una breve stagione delle piogge, da gennaio ad aprile nella parte occidentale, mentre da marzo a giugno nella zona orientale.
Questo clima ha reso difficilissima la vita nell'area, specialmente se a ciò si aggiunge l'azione dell'uomo, che con l'allevamento e le momocolture ha reso ancora più sterile questa terra.
Una terra violata e sfruttata, così come il popolo che ha cercato di sopravvivere in essa. L'aridità del sertao è stato causa non solo di incendi a carico di una flora arsa prima dal sole e poi dalle fiamme, ma quell'aridità ha agito anche sugli animi umani. Agli indio sfruttati da un latifondismo violento, si sono aggiunti, dopo la fine della schiavitù, avvenuta nel 1888, un esercito di neri disorientati e spauriti.
Come in un medioevo affamato e mistico, il popolo fu ammaliato dalla figura di Antonio “Bom Jesus” Conselheiro, fondatore di una comunità nel villaggio di Canudos, nello stato di Bahia, basata su una forma di socialismo cristiano. Prima di allora, Conselheiro aveva dedicato la sua vita a insegnare ai figli dei poveri contadini e a fornire assistenza legale a questi ultimi. Dopo un periodo di pellegrinaggio e di assistenza ai miserabili, realizzato proprio durante la peggiore siccità avvenuta nel Sertão, quella del 1877-79, egli decise di fondare una comunità dove ospitare e dare lavoro agli emarginati del brasile repubblicano, visto come la manifestazione del potere di Satana e dell'Anticristo.
La crescita della fama di Conselheiro, a cui era associata la sempre maggiore espansione della sua comunità, portò il Governo a inviare numerose spedizioni militari contro questa enclave di "sovversivi" la cui influenza poteva estendersi a macchia d'olio, mettendo in discussione sia il potere dello Stato sia quello della Chiesa. Il Governo inviò, tra il 1896 e il 1897, ben quattro spedizioni militari contro gli abitanti di Canudos. La quarta, dopo le prime tre che videro l'esercito brasiliano sconfitto dai seguaci di Conselheiro, ebbe inizio il 5 aprile 1897. I 4000 uomini, capitanati dal Marechal Carlos Machado Bittencourt, ebbero la meglio sui difensori di Canudos. Gli abitanti vennero uccisi, le abitazioni distrutte e il “Bom Jesus”decapitato.
Un'altra importantissima figura rivoluzionaria che agì nel Sertão è Virgulino Ferreira da Silva (07-06-1897/28-06-1938), detto "Lampião". Ci sono varie ipotesi per l'origine del suo soprannome. Alcuni sostengono che fosse per la sua capacità di sparare con tale velocità, da sembrare che avesse in mano una lampada accesa. Per altri esso deriva dal riflesso dei suoi occhiali o dal fatto che avesse sempre un sigaro acceso in bocca.
Il padre, José Ferreira, venne ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia, assoldata da un proprietario terriero con cui era nato un conflitto. La morte del padre, il potere di vita e di morte dei proprietari terrieri nei confronti dei contadini e l'estrema povertà dei suoi simili sono tutti elementi che indussero Virgulino a divenire cangaceiro, ossia un bandito, e a guadagnarsi il soprannome di Lampião.
Come per Conselheiro, anche per Lampião le grandi siccità ebbero l'effetto di far fermentare il suo spirito rivoluzionario. Durante quella del 1877, il popolo assetato si riversò nelle città, chiedendo assistenza e carità. Al fine di evitare nuovamente tali disordini, il governo autorizzò i latifondisti a gestire dei "campi" ove far affluire i miserabili, al fine di sostenere le loro necessità fisiologiche e al contempo tenerli lontane dalle linde strade delle città. Nel Sertão si verificò ciò che i vertici dell'ersercito americano avevano collaudato con i Nativi, dei campi di concentramento dove permettere il massacro di un intero popolo, intascandosi contemporaneamente i finanziamenti statali per le scorte destinate ai morti che camminavano diretti a quei mattatoi.
L'unione con la banda di Sebastião Pereira, avvenuta nel 1922, ha favorito, una volta che questi si è ritirato dal banditismo, l'acquisizione di maggior potere e influenza nella regione del Sertão da parte di Lampião, che dimostrò ben presto di essere un leader carismatico e un ottimo stratega. Il suo legame con la religione e la sua condotta caritatevole gli permisero di essere ben visto dalla popolazione, anche se compi alcuni atti efferati.
Etichette:
Film western,
Luoghi,
Personaggi,
Recensione,
Spaghetti western
lunedì 30 novembre 2015
"The Burrowers" di J. T. Petty
11 agosto 1878, Territorio del Dakota. Un insediamento di pionieri viene attaccato dai Pellerossa. La famiglia Stewart si rifugia in cantina, mentre nella notte risuonano urla disperate. Improvvisamente il silenzio. Uno sparo. Due. Tre.
Qualcosa si muove in quella casa, facendo risuonare nella cantina un rumore inquietante in grado di amplificare l'ansia e l'attesa. Attesa che cessa quando si squarcia il soffitto del rifugio. Poi solo buio. Buio e urla.
La mattina dopo, Fergus Coffey (Karl Geary), il fidanzato di Maryanne Stewart (Jocelin Donahue), e John Clay (Clancy Brown) si recano all'accampamento. Qui trovano alcuni corpi, ma non quello di Maryanne. Insieme a lei sono scomparse altre sei persone.
Fergus chiede l'aiuto di William Parcher (William Mapother), ex soldato ed esploratore. I due, a cui si aggiunge Dobie Spacks (Galen Hutchison), il giovane figlio della donna frequentata da William, si recano all'accampamento. Parcher scopre che i corpi delle figlie di Williams hanno avuto delle emorragie ridotte, mentre Fergus osserva la presenza di una strana buca nei pressi delle case.
L'arrivo dell'esercito non facilita la situazione di Fergus, che avrebbe voluto partire immediatamente per cercare di salvare la sua amata. Il problema non è tanto il seppellimento dei cadaveri presenti nell'accampamento, quanto la strategia di ricerca del comandante Henry Victor (Doug Hutchison), i cui metodi risultano particolarmente estremi...
Il bivacco notturno intorno al fuoco diviene il momento di incontro tra le diverse anime dell'America. L'emarginazione e la dignità afroamericana si fondono con quella irlandese, il dolore di un orfano di guerra con il sadismo dei militari. Il bivacco diviene come sempre l'alambicco di una folle miscela alchemica, capace di generare una consapevolezza sempre superiore a quella precedente. Una consapevolezza riguardo anche alla collocazione dell'uomo nella catena alimentare. In quelle terre vi sono esseri ben più crudeli dei Nativi. Pericoli che gli stessi Pellerossa temono e che chiamano Burrowers, "Scavatori di Tane".
La consapevolezza di un orrore in agguato ci accompagna per tutta la visione. Ogni movimento, compiuto dai diversi personaggi, ci arrecherà uno stato di agitazione, poiché non sapremo mai quando quegli esseri si affacceranno sul loro percorso, così come alla nostra vista, ma siamo consapevoli che lo faranno nei momenti più inaspettati. Le isole di spensieratezza sprofondano improvvisamente, lasciando una palude da cui emergono incubi embrionali.
Se in "Bone Tomahawk" il viaggio diviene, come nelle opere di L'Amour, un mezzo di evoluzione esistenziale, quasi una forma di iniziazione, qui si trasforma in un percorso di corruzione, una regressione verso l'egoismo.
I trogloditi prenderanno forma e sostanza in questi uomini che, investiti da un fine superiore, vedranno improvvisamente l'inferno innanzi a loro.
La consapevolezza di un orrore in agguato ci accompagna per tutta la visione. Ogni movimento, compiuto dai diversi personaggi, ci arrecherà uno stato di agitazione, poiché non sapremo mai quando quegli esseri si affacceranno sul loro percorso, così come alla nostra vista, ma siamo consapevoli che lo faranno nei momenti più inaspettati. Le isole di spensieratezza sprofondano improvvisamente, lasciando una palude da cui emergono incubi embrionali.
Se in "Bone Tomahawk" il viaggio diviene, come nelle opere di L'Amour, un mezzo di evoluzione esistenziale, quasi una forma di iniziazione, qui si trasforma in un percorso di corruzione, una regressione verso l'egoismo.
I trogloditi prenderanno forma e sostanza in questi uomini che, investiti da un fine superiore, vedranno improvvisamente l'inferno innanzi a loro.
Le riprese dal basso, quasi raso terra, tipiche di Sergio Leone, qui vengono estremizzate ancor più, come se fossero trasmesse dagli occhi strabici di un corpo dissepolto. La terra diviene pulsante e protagonista del film, in eterna contrapposizione con la realtà di superficie. Un conflitto ancestrale tra Luce e Buio, che qui viene rivisitato in chiave western, genere in cui le membrane tra i due mondi risultano fisiologicamente permeabili.
"The Burrowers" è terra. Terra che rivaleggia con la superficie certo, ma non per contaminarla. Rivaleggia con essa nella capacità di distruggere e infliggere dolore. "The Burrowers" è la terra che lentamente, sin dall'inizio del film, ci sta ricoprendo. Lentamente, ma inesorabilmente.
Come per "Condenados a vivir" (Cut-Throats Nine, 1972) , anche per quest'opera devo ringraziare Mario Raciti, autore dei fantastici blog Western Campfire e Libreria Western, se amate il West e il western non potete che divorarli. Mario è anche autore dell'ebook "Dizionario dei film western", oltre che creatore, organizzatore e curatore della collana “Ombre Bianche”, edita da Villaggio Maori.
Mario, soprattutto, è la dimostrazione che tra blogger, anche quando si trattano gli stessi argomenti, ci può essere amicizia e complicità. Grazie ancora di Tutto Amico!!!
domenica 15 novembre 2015
"Odia il prossimo tuo" di Ferdinando Baldi
Bill Dakota chiede aiuto agli abitanti di San Antonio per salvare la sua vita e quella della moglie e del figlio. La sua famiglia è inseguita da Gary Stevens (George Eastman), un crudele criminale. Gli abitanti si rifugiano nelle proprie abitazioni al suono di quel nome agghiacciante. Lo sceriffo, che riconosce Bill in quanto ricercato, gli volta le spalle e si chiude nel suo ufficio.
Bill, ormai consapevole del suo destino, viene accerchiato da Stevens e dai suoi uomini. Sperando di salvare la vita dei suoi cari, egli consegna la mappa al fuorilegge. Il tentativo della moglie di gettare il fucile al marito scatena il massacro dei due coniugi.
Pat (Claudio Castellani), il figlio di Bill, si affaccia da carro. Egli osserva i corpi dei suoi genitori ormai senza vita. Il becchino lo allontana da quel teatro di sangue, improvvisando in seguito un corteo funebre per trasportare le salme al cimitero. Proprio qui vengono intercettati da Ken Dakota (Spiros Focás), fratello di Bill.
Ken conduce il piccolo alla sua fattoria, dove viene raggiunto da Peggy (Nicoletta Machiavelli) che prenderà in custodia il bambino. Per quale motivo non rimane con lo zio Ken? Il fatto che stia controllando i fucili ci illumina sulle sue intenzioni.
Ken si reca da Duke (Roberto Risso), il becchino che ha salvato il nipote, per pagare il debito del funerale. Un'altro debito deve essere però sanato, egli chiede infatti informazioni sullo sceriffo, colpevole di aver voltato le spalle al fratello nel momento del bisogno. Recatosi al saloon, dove lo sceriffo sta giocando a carte, Ken gli rinfaccia il suo comportamento vile. Ne nasce una scazzotata in cui, dopo due minuti e ventotto secondi, lo sceriffo finisce KO.
Dopo la discussione con lo sceriffo, Ken chiede a Duke informazioni su Stevens, questi decide di seguire il ragazzo in Messico alla ricerca del fuorilegge.
I ricchi yankee sono persone eccentriche, amano gli sport particolari. Violenti. Sport che possono aiutarli ad immedesimarsi negli imperatori romani. Mrs. Malone adora il combattimento tra peones armati di un particolare artiglio biforcuto. A colui che resta in piedi, viene consegnata una pistola con un solo proiettile. Egli potrà sparare solo tre volte, dopo aver fatto ruotare ogni volta il tamburo, all'uomo che è a terra ferito. Nel caso in cui partisse il colpo, egli sarebbe un uomo libero, in caso contrario verrebbe ammazzato a fucilate da una guardia.
Proprio con questo gentiluomo si mette in affari Gary Stevens. Una società al 50% dove Stevens metterà la mappa della miniera, divisa equamente in due parti tra i contraenti, mentre Mrs. Malone metterà i soldi e la protezione politica. Mettere i soldi è un eufemismo, poiché Stevens dovrà sì prelevarli dalla banca di proprietà di Mrs. Malone, ma attraverso una rapina e non un assegno. Alla fine i soldi li metterà l'assicurazione.
La rapina viene effettuata proprio dopo l'arrivo di Ken e Duke in città. Il problema però non sono i due forestieri, bensì i soldati dell'esercito le cui fucilate falciano i rapinatori. Stevens è comunque fortunato visto che viene arrestato.
Forse la morte sarebbe stata più misericordiosa. Egli viene infatti condotto nei pressi della miniera, dove Mrs. Malone gli riserva un trattamento speciale per farsi consegnare l'altra metà della mappa. Essere sospeso dai piedi, al di sopra di una fossa popolata di serpenti, non è una situazione piacevole, ma se dei topi divorano lentamente quella corda la situazione si complica ulteriormente...
Etichette:
Film western,
Recensione,
Spaghetti western
domenica 8 novembre 2015
"Bone Tomahawk" di S. Craig Zahler.
Purvis e Buddy ripuliscono i corpi di una famiglia di pionieri che hanno appena sterminato. Messi in fuga dall'avvicinarsi di alcuni uomini a cavallo, i due si inoltrano verso le rocce, quasi scomparendo tra l'alta vegetazione. Improvvisamente si ritrovano in un paesaggio costellato di teschi, sia umani sia animali, che porta fino a un cimitero. Purvis non si sente tanto sicuro ad attraversare un luogo sacro ai Nativi, ma Buddy lo pungola affinché si comporti da uomo civilizzato e non come quei selvaggi. Il suono di un misterioso strumento precede il massacro di Buddy.
Undici giorni dopo, a Bright Hope, Purvis seppelisce la borsa con la refurtiva. La cittadina è quasi una città fantasma, visto che tutti gli uomini sono cowboy coinvolti nella guida delle mandrie. Tra i pochi rimasti vi è il vice sceriffo "di riserva" Chicory (Richard Jenkins), proprio colui che vede Purvis cambiarsi di abito e seppellire il resto della roba. Insospettito dal racconto del suo vice, lo sceriffo Franklin Hunt (Kurt Russell) decide di recarsi al "Learned Goat", il saloon locale, per parlare con il forestiero.
Dopo averlo ferito e arrestato, lo sceriffo recupera la merce, la quale risulta costellata da numerose tracce di sangue. A curare il prigioniero viene chiamata Samantha O'Dwyer (Lili Simmons), assistita dal vice Nick che resta nell'uffcio dello sceriffo per il turno di notte.
Quella stessa notte, alcuni Nativi antropofagi irrompono in una stalla, uccidono il custode e ne dilaniano il corpo. La mattina dopo l'ufficio dello sceriffo risulta completamente vuoto. Sono spariti la signora O'Dwyer, il vicesceriffo Nick e anche il prigioniero.
Grazie a un'esperto e a una freccia rinvenuta nell'uffico, lo sceriffo scopre che i responsabili sono dei pellerossa che vivono nelle caverne. Esseri che "stuprano e mangiano le loro stesse madri". Questi trogloditi abitano nella "Valle dei Famelici", presso la Catena Occidentale. Lo sceriffo organizza quindi una squadra di recupero formata da Arthur O'Dwyer (Patrick Wilson), marito di Samantha e claudicante per un trauma alla gamba, da John Brooder (Matthew Fox), un ex soldato e cacciatore di indiani, e da Chicory.
L'inizio di "Bone Tomahawk" è fatto di quella lentezza che serve ad assorbire l'umore dell'ambiente. I suoi odori e i suoi suoni. Il profumo della zuppa di mais come il rumore dei tacchi degli stivali. Una sorta di omeostasi. Omeostasi che riesce alla perfezione, sia grazie ai dialoghi sia grazie a una fotografia in grado di parlare nei momenti più adeguati, trasformando il paesaggio in membro attivo, ma mai oppressivo attraverso effetti snaturanti.
Come sempre la natura e un'incubatrice dove l'embrione umano si sviluppa e scalpita. Il viaggio in "Bone Tomahawk" affronta tutti gli elementi tipici delle opere di Louis L'Amour. Il deserto diviene la fornace in cui quelle anime vengono temprate e forgiate. Incubatrice quindi di riscatto, ma anche fonte di sfida. Sfida verso l'ambiente, gli altri , ma soprattutto verso i propri limiti e il proprio dolore.
Come sempre la natura e un'incubatrice dove l'embrione umano si sviluppa e scalpita. Il viaggio in "Bone Tomahawk" affronta tutti gli elementi tipici delle opere di Louis L'Amour. Il deserto diviene la fornace in cui quelle anime vengono temprate e forgiate. Incubatrice quindi di riscatto, ma anche fonte di sfida. Sfida verso l'ambiente, gli altri , ma soprattutto verso i propri limiti e il proprio dolore.
S. Craig Zahler dimostra di essere un maestro nel cambiare il corso degli eventi. Tutto accade improvvisamente e ci si ritrova in un cannibal movie. Il Louis L'Amour cede il passo al primo Deodato e lo fa in un modo veramente crudo. Sconvolgente.
Questi selvaggi non sono dei semplici uomini primitivi come quelli che vedevamo nei film di Lenzi e Deodato, questi non sembrano neanche umani. Sembrano quelle creature mitologiche di cui i Greci popolavano le terre dell'Asia Minore. Non sono esili Filippini che hanno dalla loro un istinto violento ipertrofico. Questi sono la morte che cammina tuonando con gli arti e con la gola. I loro passi, come lo squillo di tromba che annuncia l'ingresso di un re malato, precedono degli esseri mastodontici. Muscolosi. Dei colossi che annientano quasi l'istinto di sopravvivenza.
Tutto accade improvvisamente. Improvvisamente ma nel momento giusto. Occhio quindi a giudicare un certo rilassamento. Ciò è solo per disarmarvi. Per farvi abbassare la guardia. Alla fine il colpo arriva.
mercoledì 28 ottobre 2015
"Una Donna Chiamata Apache" di Giorgio Mariuzzo
Una pattuglia di soldati fa irruzione in un campo dove alcuni indiani, fuggiti dalla riserva, si sono accampati.
Il cambio di inquadrature, dalla gestualità dei soldati e quella degli indiani, mostra sin dall'inizio la differenza tra le due culture. I bianchi che in maniera quasi ossessiva-compulsiva ritualizzano i gesti della battaglia imminente, gli apache che invece mostrano una gestualità quotidiana pacifica.
Un madrigale di odio si riversa su quel campo, ritmato dai colpi di pistole e fucili. Tommy (Al Cliver), un pivello proveniente dalla città, cade quasi subito da cavallo. Egli viene abbandonato quando i suoi commilitoni, inseguiti dai guerrieri della tribù appena giunti al villaggio, decidono vigliaccamente di ritirarsi, dopo aver ucciso vecchi, donne e bambini. (video)
Ripresosi dalla caduta, Tommy scopre una ragazza sopravvissuta al massacro. La ragazza si chiama Sunsirahe (Yara Kewa), ma per facilitare le cose Tommy decide di chiamarla semplicemente Apache. In mezzo a quel macello di cadaveri giunge Honest Jeremy (Corrado Olmi), una specie di sciacallo giunto a ripulire le carcasse. Messo k.o. Tommy, Jeremy carica tutti i beni, compresa la ragazza, sul carro e si allontana.
Poco dopo, Tommy si risveglia con un peso in testa ma con il corpo alleggerito... pronto per un pellegrinaggio degno dei carmelitani scalzi.
Nel vecchio West il furto è soggetto al karma, il quale si estende sullo stesso Jeremy. Lo sciacallo viene infatti pestato dai suoi due "soci", Keith Frankie (Rocco Oppedisano), per rispettare una corretta divisione dei beni. Sunsirahe non condivide questo socialismo pallido a carico del suo corpo, fugge quindi mezza nuda dopo aver rubato uno dei cavalli.
Tommy, sperduto e scalzo, si unisce alla fuga di Sunsirahe e alle sue peripezie.
Durante il viaggio, Tommy vivrà un rapporto conflittuale con la ragazza. Sunsirahe è per lui una salvatrice, poiché senza di lei non riuscirebbe a sopravvivere in quelle terre selvagge, ma contemporaneamente lei appartiene a quella stessa razza di uomini che massacra i suoi commilitoni. Questo conflitto nasce soprattutto dal suo senso di colpa per essere un sopravvissuto, ma tale non per qualità proprie bensì per passiva fortuna e dipendenza dalla stessa Sunsirahe. I suoi movimenti sgraziati e la sua inadeguatezza ben contrastano con l'eleganza di lei.
Contrasto che diventa ben più estremo se prendiamo in considerazione i personaggi incontrati dalla coppia. Il viaggio picaresco mostrerà un'America costellata da una popolazione di psicopatici che andranno a costituire le folle stazioni verso Fort Cob, meta dell'errare di Tommy.
Queste stazioni hanno come contraltare il legame sempre più stretto che si verrà a creare tra Tommy e Sunsirahe.
Durante il viaggio, Tommy vivrà un rapporto conflittuale con la ragazza. Sunsirahe è per lui una salvatrice, poiché senza di lei non riuscirebbe a sopravvivere in quelle terre selvagge, ma contemporaneamente lei appartiene a quella stessa razza di uomini che massacra i suoi commilitoni. Questo conflitto nasce soprattutto dal suo senso di colpa per essere un sopravvissuto, ma tale non per qualità proprie bensì per passiva fortuna e dipendenza dalla stessa Sunsirahe. I suoi movimenti sgraziati e la sua inadeguatezza ben contrastano con l'eleganza di lei.
Contrasto che diventa ben più estremo se prendiamo in considerazione i personaggi incontrati dalla coppia. Il viaggio picaresco mostrerà un'America costellata da una popolazione di psicopatici che andranno a costituire le folle stazioni verso Fort Cob, meta dell'errare di Tommy.
Queste stazioni hanno come contraltare il legame sempre più stretto che si verrà a creare tra Tommy e Sunsirahe.
Etichette:
Film western,
Recensione,
Spaghetti western
Iscriviti a:
Post (Atom)

















































