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domenica 20 dicembre 2015

"I vigliacchi non pregano" di Mario Siciliano.






     I lampi illuminano la casa più di quella lampada accesa da Maria, terrorizzandola nonostante i baci di Bryan (Gianni Garko), appena tornato dalla Guerra Civile combattuta accanto ai confederati. Un rumore diverso dai tuoni rimbomba improvvisamente nella casa. Alcuni uomini bussano energicamente alla porta. Bryan apre, causando una fiumana di Yankee fradici nel suo focolare.
 Non ci vuole molto a comprendere le loro intenzione, per come guardano una sempre più intimorita Maria. Bryan è teso. Le mani ad artiglio. Afferrano improvvisamente Maria e lui reagisce, colpendo un vigilantes con l'attizzatoio. Viene sparato al fianco. Costretto a guardare mentre abusano di lei, egli urla in maniera straziante. Prima di perdere i sensi, Bryan vede una stella sul petto del suo feritore.
 Dopo una lunga convalescenza, Bryan non ricorda molto di quanto accaduto. Decide quindi di seguire Daniel (Ivan Rassimov), un ex Sudista che lo ha assistito per tutto quel tempo, nel tentativo di liberare il proprio fratello, sequestrato da un gruppo di disertori. I banditi hanno richiesto a Daniel un riscatto di 5.000 dollari, somma che naturalmente lui non possiede.
 Non volendo coinvolgere l'ancora debilitato Bryan, Daniel si reca all'appuntamento, nonostante sia privo della somma richiesta dai rapitori. Quando le cose si stanno mettendo per il peggio, l'intervento di Bryan mette in salvo i due fratelli. Bryan vorrebbe eliminare il capo della banda, unico sopravvissuto della sua tempesta di fuoco, ma Daniel si oppone, volendo che sia consegnato alla giustizia. Ciò risvegli la rabbia di Bryan, egli infatti non ricorda i volti di quegli uomini, ma ricorda benissimo la stella brillante sul loro petto. Decide comunque di rispettare il volere di Daniel.
 Giunto a Silver City, Bryan capisce di non trovarsi in quel regno di giustizia tanto auspicato da Daniel. Riesce infatti a salvare i due fratelli da un'imboscata tesa a salvare il prigioniero. Proprio nel saloon, luogo della sparatoria, egli incontra il suo ex Capitano, che gli propone di lavorare per lui. Bryan dovrà infiltrarsi tra gli uomini di Blake e ucciderlo alla prima occasione, in questo modo il Capitano Marrey potrà dominare Silver City. Questo sarà solo l'inizio della sua folle sete di sangue.




 Il film di Mario Siciliano si distacca dal classico filone dei revenge movie del genere western. Il personaggio di  Bryan  viene scolpito lentamente per tutta la durata dell'opera. Egli diviene una belva traumatizzata e gettata nell'arena. Un animale da combattimento ben privo di quella morale che caratterizza i giustizieri western. Se in "Da uomo a uomo", la visione dell'oggetto presente al momento del trauma scatenava una reazione violenta ma razionale, qui la stella e il suo riflesso diventano un innesco in grado di generare una reazione idrofoba, riscontrabile più in un thriller psicologico che non in un western. Egli si distacca dalla vendetta non per un superamento morale di essa, ma per l'incapacità mnemonica di attuarla, rivolgendo al mondo intero il suo desiderio di dominio e di sangue.
 Per rendere ancora più forte questo contrasto, viene inserita la figura di Daniel, idealista e a volte ingenuo, ma pronto a sacrificare se stesso per la sua concezione di giustizia. 



martedì 8 dicembre 2015

Il Sertão rivoluzionario di Conselheiro e Lampião, tra socialismo e misticismo, attraverso "O' cangaceiro", da Barreto a Giovanni Fago.







     Il Sertão è una sub-regione brasiliani situata a nord-est del Paese e interessa numerosi stati della federazione carioca (Bahia, Sergipe, Alagoas, Pernambuco, Paraíba, Rio Grande do Norte, Ceará e Piau Minas Gerais).
 Quest'area è caratterizzata da una brusca alternanza tra periodi di estrema siccità e periodi di piogge violentissime. La precipitazione media annuale, che risulta compresa tra 500 e 800 mm, risulta concentrata in una breve stagione delle piogge, da gennaio ad aprile nella parte occidentale, mentre da marzo a giugno nella zona orientale.
 Questo clima ha reso difficilissima la vita nell'area, specialmente se a ciò si aggiunge l'azione dell'uomo, che con l'allevamento e le momocolture ha reso ancora più sterile questa terra.
 Una terra violata e sfruttata, così come il popolo che ha cercato di sopravvivere in essa. L'aridità del sertao è stato causa non solo di incendi a carico di una flora arsa prima dal sole e poi dalle fiamme, ma quell'aridità ha agito anche sugli animi umani. Agli indio sfruttati da un latifondismo violento, si sono aggiunti, dopo la fine della schiavitù, avvenuta nel 1888, un esercito di neri disorientati e spauriti. 
 Come in un medioevo affamato e mistico, il popolo fu ammaliato dalla figura di Antonio “Bom Jesus” Conselheiro, fondatore di una comunità nel villaggio di Canudos, nello stato di  Bahia, basata su una forma di socialismo cristiano. Prima di allora, Conselheiro aveva dedicato la sua vita a insegnare ai figli dei poveri contadini e a fornire assistenza legale a questi ultimi. Dopo un periodo di pellegrinaggio e di assistenza ai miserabili, realizzato proprio durante la peggiore siccità avvenuta nel Sertão, quella del 1877-79, egli decise di fondare una comunità dove ospitare e dare lavoro agli emarginati del brasile repubblicano, visto come la manifestazione del potere di Satana e dell'Anticristo.
 La crescita della fama di Conselheiro, a cui era associata la sempre maggiore espansione della sua comunità, portò il Governo a inviare numerose spedizioni militari contro questa enclave di "sovversivi" la cui influenza poteva estendersi a macchia d'olio, mettendo in discussione sia il potere dello Stato sia quello della Chiesa. Il Governo inviò, tra il 1896 e il 1897, ben quattro spedizioni militari contro gli abitanti di Canudos. La quarta, dopo le prime tre che videro l'esercito brasiliano sconfitto dai seguaci di Conselheiro, ebbe inizio il 5 aprile 1897. I 4000 uomini, capitanati  dal Marechal Carlos Machado Bittencourt, ebbero la meglio sui difensori di Canudos. Gli abitanti vennero uccisi, le abitazioni distrutte e il “Bom Jesus”decapitato.
 Un'altra importantissima figura rivoluzionaria che agì nel Sertão è Virgulino Ferreira da Silva (07-06-1897/28-06-1938), detto "Lampião". Ci sono varie ipotesi per l'origine del suo soprannome. Alcuni sostengono che fosse per la sua capacità di sparare con tale velocità, da sembrare che avesse in mano una lampada accesa. Per altri esso deriva dal riflesso dei suoi occhiali o dal fatto che avesse sempre un sigaro acceso in bocca.
 Il padre, José Ferreira, venne ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia, assoldata da un proprietario terriero con cui  era nato un conflitto. La morte del padre, il potere di vita e di morte dei proprietari terrieri nei confronti dei contadini e l'estrema povertà dei suoi simili sono tutti elementi che indussero Virgulino a divenire cangaceiro, ossia un bandito, e a guadagnarsi il soprannome di Lampião.
 Come per  Conselheiro, anche per Lampião le grandi siccità ebbero l'effetto di far fermentare il suo spirito rivoluzionario. Durante quella del 1877, il popolo assetato si riversò nelle città, chiedendo assistenza e carità. Al fine di evitare nuovamente tali disordini, il governo autorizzò i latifondisti a gestire dei "campi" ove far affluire i miserabili, al fine di sostenere le loro necessità fisiologiche e al contempo tenerli lontane dalle linde strade delle città. Nel  Sertão si verificò ciò che i vertici dell'ersercito americano avevano collaudato con i Nativi, dei campi di concentramento dove permettere il massacro di un intero popolo, intascandosi contemporaneamente i finanziamenti statali per le scorte destinate ai morti che camminavano diretti a quei mattatoi.
 L'unione con la banda di Sebastião Pereira, avvenuta nel 1922, ha favorito, una volta che questi si è ritirato dal banditismo, l'acquisizione di maggior potere e influenza nella regione del  Sertão da parte di Lampião, che dimostrò ben presto di essere un leader carismatico e un ottimo stratega. Il suo legame con la religione e la sua condotta caritatevole gli permisero di essere ben visto dalla popolazione, anche se compi alcuni atti efferati.




domenica 15 novembre 2015

"Odia il prossimo tuo" di Ferdinando Baldi






     Bill Dakota chiede aiuto agli abitanti di San Antonio per salvare la sua vita e quella della moglie e del figlio. La sua famiglia è inseguita da Gary Stevens (George Eastman), un crudele criminale. Gli abitanti si rifugiano nelle proprie abitazioni al suono di quel nome agghiacciante. Lo sceriffo, che riconosce Bill in quanto ricercato, gli volta le spalle e si chiude nel suo ufficio.
 Bill, ormai consapevole del suo destino, viene accerchiato da Stevens e dai suoi uomini. Sperando di salvare la vita dei suoi cari, egli consegna la mappa al fuorilegge. Il tentativo della moglie di gettare il fucile al marito scatena il massacro dei due coniugi.
 Pat (Claudio Castellani), il figlio di Bill, si affaccia da carro. Egli osserva i corpi dei suoi genitori ormai senza vita. Il becchino lo allontana da quel teatro di sangue, improvvisando in seguito un corteo funebre per trasportare le salme al cimitero. Proprio qui vengono intercettati da Ken Dakota (Spiros Focás), fratello di Bill.
 Ken conduce il piccolo alla sua fattoria, dove viene raggiunto da Peggy (Nicoletta Machiavelli) che prenderà in custodia il bambino. Per quale motivo non rimane con lo zio Ken? Il fatto che stia controllando i fucili ci illumina sulle sue intenzioni.
 Ken si reca da Duke (Roberto Risso), il becchino che ha salvato il nipote, per pagare il debito del funerale. Un'altro debito deve essere però sanato, egli chiede infatti informazioni sullo sceriffo, colpevole di aver voltato le spalle al fratello nel momento del bisogno. Recatosi al saloon, dove lo sceriffo sta giocando a carte, Ken gli rinfaccia il suo comportamento vile. Ne nasce una scazzotata in cui, dopo due minuti e ventotto secondi, lo sceriffo finisce KO.
 Dopo la discussione con lo sceriffo, Ken chiede a Duke informazioni su Stevens, questi decide di seguire il ragazzo in Messico alla ricerca del fuorilegge.




 I ricchi yankee sono persone eccentriche, amano gli sport particolari. Violenti. Sport che possono aiutarli ad immedesimarsi negli imperatori romani. Mrs. Malone adora il combattimento tra peones armati di un particolare artiglio biforcuto. A colui che resta in piedi, viene consegnata una pistola con un solo proiettile. Egli potrà sparare solo tre volte, dopo aver fatto ruotare ogni volta il tamburo, all'uomo che è a terra ferito. Nel caso in cui partisse il colpo, egli sarebbe un uomo libero, in caso contrario verrebbe ammazzato a fucilate da una guardia.




 Proprio con questo gentiluomo si mette in affari Gary Stevens. Una società al 50% dove Stevens metterà la mappa della miniera, divisa equamente in due parti tra i contraenti, mentre Mrs. Malone metterà i soldi e la protezione politica. Mettere i soldi è un eufemismo, poiché Stevens dovrà sì prelevarli dalla banca di proprietà di Mrs. Malone, ma attraverso una rapina e non un assegno. Alla fine i soldi li metterà l'assicurazione.
 La rapina viene effettuata proprio dopo l'arrivo di Ken e Duke in città. Il problema però non sono i due forestieri, bensì i soldati dell'esercito le cui fucilate falciano i rapinatori. Stevens è comunque fortunato visto che viene arrestato.
Forse la morte sarebbe stata più misericordiosa. Egli viene infatti condotto nei pressi della miniera, dove Mrs. Malone gli riserva un trattamento speciale per farsi consegnare l'altra metà della mappa. Essere sospeso dai piedi, al di sopra di una fossa popolata di serpenti, non è una situazione piacevole, ma se dei topi divorano lentamente quella corda la situazione si complica ulteriormente...



mercoledì 28 ottobre 2015

"Una Donna Chiamata Apache" di Giorgio Mariuzzo







     Una pattuglia di soldati fa irruzione in un campo dove alcuni indiani, fuggiti dalla riserva, si sono accampati.
 Il cambio di inquadrature, dalla gestualità dei soldati e quella degli indiani, mostra sin dall'inizio la differenza tra le due culture. I bianchi che in maniera quasi ossessiva-compulsiva ritualizzano i gesti della battaglia imminente, gli apache che invece mostrano una gestualità quotidiana pacifica.
 Un madrigale di odio si riversa su quel campo, ritmato dai colpi di pistole e fucili. Tommy (Al Cliver), un pivello proveniente dalla città, cade quasi subito da cavallo. Egli viene abbandonato quando i suoi commilitoni, inseguiti dai guerrieri della tribù appena giunti al villaggio, decidono vigliaccamente di ritirarsi, dopo aver ucciso vecchi, donne e bambini. (video)
 Ripresosi dalla caduta, Tommy scopre una ragazza sopravvissuta al massacro. La ragazza si chiama Sunsirahe (Yara Kewa), ma per facilitare le cose Tommy decide di chiamarla semplicemente Apache. In mezzo a quel macello di cadaveri giunge Honest Jeremy (Corrado Olmi), una specie di sciacallo giunto a ripulire le carcasse. Messo k.o. Tommy, Jeremy carica tutti i beni, compresa la ragazza, sul carro e si allontana.
 Poco dopo, Tommy si risveglia con un peso in testa ma con il corpo alleggerito... pronto per un pellegrinaggio degno dei carmelitani scalzi.
 Nel vecchio West il furto è soggetto al karma, il quale si estende sullo stesso Jeremy. Lo sciacallo viene infatti pestato dai suoi due "soci", Keith Frankie (Rocco Oppedisano), per rispettare una corretta divisione dei beni. Sunsirahe non condivide questo socialismo pallido a carico del suo corpo, fugge quindi mezza nuda dopo aver rubato uno dei cavalli.
 Tommy, sperduto e scalzo, si unisce alla fuga di Sunsirahe e alle sue peripezie.




 Durante il viaggio, Tommy vivrà un rapporto conflittuale con la ragazza. Sunsirahe è per lui una salvatrice, poiché senza di lei non riuscirebbe a sopravvivere in quelle terre selvagge, ma contemporaneamente lei appartiene a quella stessa razza di uomini che massacra i suoi commilitoni. Questo conflitto nasce soprattutto dal suo senso di colpa per essere un sopravvissuto, ma tale non per qualità proprie bensì per passiva fortuna e dipendenza dalla stessa Sunsirahe. I suoi movimenti sgraziati e la sua inadeguatezza ben contrastano con l'eleganza di lei.




Contrasto che diventa ben più estremo se prendiamo in considerazione i personaggi incontrati dalla coppia. Il viaggio picaresco mostrerà un'America costellata da una popolazione di psicopatici che andranno a costituire le folle stazioni verso Fort Cob, meta dell'errare di Tommy.
 Queste stazioni hanno come contraltare il legame sempre più stretto che si verrà a creare tra Tommy e Sunsirahe.




domenica 9 agosto 2015

"Un dollaro bucato" di Giorgio Ferroni






     In un forte unionista viene concesso il mozzato onore delle armi ad alcuni soldati sudisti. Dopo una goliardica prova di mira finalizzata a umiliare i nordisti, i confederati fratelli O'Hara, Gary (Giuliano Gemma) e Phil (Nazzareno Zamperla), si separano.
 Gary raggiunge la casa di famiglia dove vive la moglie Judy (Ida Galli). Poco dopo decide di abbandonare la casa per cercare fortuna. Lascia a Judy i soldi affidatigli da Phil, ma tiene per lui solo un dollaro, "il primo di un milione".
 Raggiunta Yellowstone, Gary si scontra con l'ostilità dei suoi cittadini. Riesce ad impressionare McCory (Pierre Cressoy) dopo aver picchiato tre dei suoi uomini, oltre a vincere un duello senza mettere mano alla pistola. Il ricco uomo d'affari lo assume per prendere in consegna il bandito Black J, capo di una banda di sudisti che imperversa nella zona. Il fine in realtà è quello di indurre Black J a uccidere Gary, che si presenterà disarmato, in tal modo gli uomini di McCory avranno il dovere di sparare all'assassino.
 Black J in realtà è Phil, che riconosce Gary solo dopo avergli sparato. Phil viene immediatamente trivellato dai colpi degli uomini di McCory. Gary, creduto ormai morto, si salva in realtà grazie al dollaro d'argento conservato in tasca, ma anche grazie a due coniugi sudisti.
 Gary, libero di muoversi indisturbato, ben presto scopre che McCory è il capo di quella banda di sudisti che costringe i proprietari terrieri a cedere per pochi soldi i propri terreni, acquistati poi dallo stesso McCory.




lunedì 29 giugno 2015

"Da uomo a uomo" di Giulio Petroni





     Quasi nascosti da una pioggia incessante, alcuni banditi si introducono in un ranch, uccidendo silenziosamente tutti gli uomini di guardia.
 I vetri di una finestra isolano la famiglia posta al di là di essi. Li isolano dalla pioggia, dai tuoni, dal sangue, ma non dagli sguardi feroci di quegli uomini. Ben presto la tempesta si riversa all'interno di quelle mura, una tempesta di mani avide e di labbra lascive.
 Il bambino vede ogni cosa, l'inferno dell'onniscienza. La morte del padre, lo stupro della madre e della sorella. Dopo l'omicidio di quest'ultime, la casa viene data alle fiamme. Uno dei banditi, non visto dagli altri, preleva il bambino dal suo nascondiglio e lo metto al sicuro.
  Bill Meceita (John Philip Law) è ormai adulto, egli continua imperterrito ad allenarsi al tiro in attesa del giorno in cui vendicherà la sua famiglia. Mentre si reca sul luogo in cui riposano i suoi cari, Bill incontra  per la prima volta Ryan (Lee Van Cleef), appena uscito di prigione dopo una pena di quindici anni. Bill ancora non sa l'importanza che quell'uomo avrà nella sua sete di vendetta.
 Ryan è finito in prigione grazie al tradimento degli altri membri della sua banda, membri che ora gli stanno dando la caccia. L'uccisione da parte sua di due sicari, che gli avevano teso un agguato, tenderà un legame tra lui e Bill. Uno dei morti indossa infatti degli speroni identici a quelli che Bill vide quella notte. Non è detto però che gli interessi dei due uomini siano comuni...



 Il dettaglio degli occhi, le ripresa a 360°, il gioco espressivo e  l'ossimoro generazionale della complicita/conflitto, rendono il film molto leoniano. L'intreccio di interessi, l'esposizione incognita, la figura dell'infiltrato, sono tutti elementi che, insieme al già citato ossimoro, ricordano moltissimo "Per qualche dollaro in più".
 I legami con lo spaghetti western di Leone, che ben presto sfociano verso il western americano di John Sturges, derivano anche dalla presenza di Luciano Vincenzoni, per quanto riguarda il soggetto e la sceneggiatura, che collaborò con Sergio Leone per "Giù la testa", "Il buono, il brutto, il cattivo" e "Per qualche dollaro in più".
 Ciò non deve far pensare che Giulio Petroni abbia creato un film "omaggio". Basta attendere ed egli fa sbocciare un rosa sanguigna, attraverso i cui petali possiamo osservare l'emotività inquietante prendere forma. Il duello nel saloon rappresenta un tessuto di immane bellezza, incrociato attraverso un gioco di dettagli originale e quasi orrorifico in una certa espressività. Il pianoforte risulta quasi liturgico nel suo isolazionismo.



venerdì 19 giugno 2015

"Ore Disperate" alla ricerca di "Una Pistola per Ringo" senza che Duccio Tessari debba attendere "Il Ritorno di Ringo".





     "Ore Disperate" di William Wyler. L'ergastolano Sam Kobish e i fratelli Griffin, Glenn (Humphrey Bogart) e Hal (Dewey Martin), evadono dal carcere di Terre Haute. Glenn Griffin ha un conto in sospeso con lo sceriffo della Contea di Marion, raggiunge quindi Indianapolis insieme agli altri evasi. I tre fanno irruzione nella villa della famiglia Hilliard. Proprio mentre gli ex galeotti si organizzano all'interno di casa borghese, il vice sceriffo Bard assume l'incarico delle ricerche.
 Il rifugio è solo temporaneo, Glenn ha intenzione di attendere fino all'arrivo della sua ragazza da Pittsburgh. L'attesa diviene ben presto una lunga e claustofobica prova di forza tra i due gruppi, una guerra continua fatta di attese e agguati, ma anche di complicità.
 "Ore Disperate" rappresenta ancora oggi il punto di riferimento per molte opere caratterizzate dall'irruzione di malviventi nel sacro focolare domestico. Stesso dicasi per la psicologia dei criminali. Il fratello cinico, leader della banda, che ha influenzato la vita del fratello minore, facendogli seguire quel solco di distruzione e follia già da egli stesso percorso, sarà un elemento ridondante. Stesso dicasi per il fratello minore, sostituito a volte dal complice giovane e inesperto, che quasi si vergogna del suo essere impuro innanzi al candore borghese e all'innocenza di una fanciulla.




    Il film è il frutto di una catena di ispirazioni. Esso si ispira al libro di Joseph Hayes, che a sua volta è stato ispirato dagli avvenimenti verificatisi nella notte tra l'undici e il dodici settembre del 1953, quando la famiglia Hill venne sequestrata da alcuni criminali per 19 ore. La catena ispirtatoria non si ferma al 1955. L'ultima opera cinematografica, che ha avuto il film di William Wyler come punto di riferimento, è il remake omonimo del 1990 diretto da Michael Cimino.
 Mickey Rourke interpreta il leader della banda mentre Anthony Hopkins è il capofamiglia borghese. Cosa salta immediatamente all'occhio? I tempi sono cambiati dagli anni '50 e con essi anche le famiglie. Il tranquillo focolare da difendere contro i criminali, così come  dai giovani teppisti e dalla propaganda rossa, si trasforma in un crogiolo di conflitti, rancori e psicosi erosive.
 Anche il ruolo della donna è cambiato. In questo remake le donne faranno una vera e propria staffetta per tenere il testimone ben lontano da attori come Rourke e Hopkins. I maschi ne escono sconfitti rispetto al '55. Rourke è uno psicopatico che a stento riesce a mantenere il controllo, troppo impegnato in filosofeggiamenti di individualismo anarchico, suo fratello funge da ammortizzatore tra i due gruppi, l'ometto di casa frigna perennemente, e Hopkins è impegnato su più fronti, tra senso di colpa e istinto di protezione.
 Il legame con il paesaggio, la fuga, i canyon, sono tutti elementi che conferiscono una sfumatura western all'opera di Cimino, opposta quindi alla scenografia completamente suburbana del film diretto da William Wyler.




     Abbiamo detto che dal 1955 al 1990 molte cose sono cambiate. Un avvenimento, che si incunea in questo spazio temporale, è la nascita del genere spaghetti western con tutte le sue conseguenze cinematografiche e psico-sociali. Genere enzimatico che assimila e trasforma. Genere che metabolizza e traumatizza. Proprio "Ore Disperate" di William Wyler cade in quell'antro oscuro del remake spaghettaro, finendo nell'impastatrice di Duccio Tessari...



     "Una Pistola per Ringo" di Duccio Tessari. Ringo "Faccia d'Angelo" (Giuliano Gemma alias Montgomery Wood) viene rilasciato dallo sceriffo di Cristal City, poiché riconosciuto non colpevole in quanto l'omicidio, da lui perpetrato, è stato conseguente alla legittima difesa. I fratelli Benson poco si interessano delle squinquille legali e decidono di recarsi a Sancosè per risolvere la questione. Come dice un vecchietto arzillo, interpellato dai quattro fratellini in cerca di Faccia d'Angelo: "Tutti cercano Ringo in questo paese, e chi ha sfortuna prima o poi riesce anche a trovarlo. Chi ha sfortuna!"
 I quattro sfortunati lo trovano e Ringo finisce nuovamente al fresco, grazie allo sceriffo Dan, in attesa del processo e dell'agognato rilascio per legittima difesa.
 Nel frattempo la banda di Sancho (Fernando Sancho) rapina la banca della cittadina, seminando morte per tutto il paese. L'inseguimento, tra lo sceriffo Dan e i banditi, costringe Sancho a rifugiarsi nella fattoria del maggiore Clyde Brown e della figlia Ruby, fidanzata di Dan.
 Le negoziazioni, dirette dallo stesso sceriffo, non ottengono alcun risultato. Sancho vuole avere via libera verso il confine col Messico, baratterà ogni giorno di attesa con due cadaveri, dai peones fino ai proprietari. L'unica possibilità è infiltrare Ringo, anche se ciò va contro i principi del pistolero: "I guai non si cercano. Vengono da soli!" Un processo lampo con conseguente proscioglimento dall'accusa di pluriomicidio, insieme a un compenso pari al  30% della refurtiva, può mutare le cose...




 Il film fonde ironia e violenza. La componente dissacrante, a carico del genere western, è lampante sin dalla scena iniziale, quando due uomini assumono la posa del duello prima di salutarsi con affetto. Ironia rivolta anche nell'uso frequente della Spagna come location degli spaghetti western. Se autori seri e colonne del genere hanno sempre cercato di celare l'ibericità di tali scenari, Tessari sembra quasi giocare con la presenza di un mulino a vento che incombe sul film per buona parte delle riprese esterne, divenedo un punto di riferimento negli eventi. Guardandolo non puoi far altro che attendere l'apparizione di Don Chisciotte sul fido Ronzinante.




martedì 9 giugno 2015

"Yankee" di Tinto Brass. Il western fumettistico metafisico con lo scorpione lisergico, a rilascio graduale, affrancato da Syd Barrett.





  Un bandito entra a cavallo in un saloon. La sua doppietta è spianata come l'alabarda di un cavaliere medievale. Ci vuole poco a farsi consegnare l'incasso, ma altrettanto poco ci vuole a Yankee (Philippe Leroy) e a un'altro avventore per riempirlo di piombo. Le spartizioni son subito fatte, l'incasso è di Yankee e l'altro dovrà rifarsi con le grazie della proprietarie che si arricchirà con la taglia del bandito, il ricercato John Poco Prezzo.
 Yankee raggiunge le terre del New Messico dominate da il Grande Concho (Adolfo Celi). Il suo percorso è costellato dai morti lasciati dai fedelissimi di questo capo vendicativo.
 Vendicativo ma giusto. I suoi "lavoranti" sono fuggiti dopo la rapina a un treno, naturalmente con il bottino. I cadaveri di questi ingrati ombreggiano sul villaggio, pendolando grazie alle corde che cingono i loro colli.
 Il problema è che l'unico grande assente è proprio quello che ha avuto il compito di nascondere la refurtiva. Problema maggiore è che  non sanno della sua morte avvenuta in  una saloon al di là della frontiera...
 Yankee decide di mettersi in società con il Grande Concho, portandogli in dote il bottino di John Poco Prezzo.

 Tinto Brass desidera con quest'opera omaggiare i fumetti americani. La parte iniziale pare più un omaggio a Sergio Leone ma con una fotografia al limite dell'audace. Le riprese di spalle, più che esaltare una tendenza avanguardistica, sembrano quasi un errore di montaggio, così come alcune riprese dal basso. Il dettaglio degli occhi, caratteristica di Leone come poi del Fulci e di Margheriti, sembrano inseriti quasi a forza. In maniera sbrigativa. Altri omaggi a Leone sono inseriti nella trama, e sono numerosissimi. Ma forse vale anche il contrario grazie ad un patibolo vivente...
 Philippe Leroy estremizza con ironia molti elementi tipici dei pistoleri western, la sua figura ricalca esteriormente molto il Kirk Douglas di Il giorno della vendetta (Last Train from Gun Hill). I personaggi comunque, essendo un western fumettistico, è naturale che siano particolarmente eccentrici e al limite del grottesco, cosa di certo non rara in uno spaghetti western. Basta pensare ad un Adolfo Celi tinto che si presenta come un Trimalchione in quel poncho sgargiante con pitonato dorato (video).



 Mirella Martin interpreta Rosita, la pupa del cattivo. Sensualissima in tutte le scene, la vedremo cavalcare con copertura senese attuata da collana a pendaglio, ma anche in uno splendido bagno patrizio. La Martin, come molti personaggi femminili di italian western, è una vittima trascinata dalla follia egoistica dell'uomo.



mercoledì 3 giugno 2015

"Mannaja" il western gotico di Sergio Martino e il folk apocalittico di Guido e Maurizio De Angelis





L'inizio è quasi horror con quell'uomo che corre mentre il rallenty degli zoccoli lo minaccia. I suoni ovattati, l'espressione di angoscia, la nebbia da cui i rami emergono come arti di creature infernali.
 Il cavallo nitrisce. Il fuggitivo si ferma. Sa di non avere scampo. La pistola. L'afferra. Cerca di puntarla, ma il cavaliere ha lanciato la sua accetta che ruota, ripetutamente, fino a tranciare la mano del fuggitivo che urla disperato.
 Il cavaliere è Mannaja (Maurizio Merli), il cacciatore di taglie famoso per la maestria nell'uso dell'accetta. Durante il suo viaggio, finalizzato alla riscossione della taglia che grava su mano mozza, decide di fermarsi a Suttonville, regno incontrastato del ricco Ed McGowan (Philippe Leroy), proprietario della miniera d'argento.
 Quello di McGowan non è un nome nuovo per Mannaja. All'indomani della sua prima nottata a Suttonville, una nottata inizialmente un po' movimentata, il cacciatore di taglie si reca all'entrata della miniera dove viene assalito da una serie di flash back.
 Sfruttando la presenza nella zona di una banda di predoni, che assaltano le diligenze che trasportano l'argento estratto dalla miniera, Mannaja cerca di entrare nelle grazie di McGowan e della sua bella figlia, Deborah. Impresa non facile sia per la naturale paranoia del diretto interessato sia per la presenza di Theo Woller (John Steiner), il cane da guardia del capitalismo. Tra i bravi che ruotano intorno a Woller vi è anche il grande caratterista Nello Pazzafini.
Martine Brochard, che interpreta la "ballerina" Angela, irradia malizia dai suoi occhi, riuscendo a disidratarti più di un massaggio prostatico. Lei, così come le restanti ragazze con il loro can-can, fornisce inizialmente un ottimo diversivo alla crudezza delle immagine. Ad un certo punto, più che mitigare, esse tenderanno a renderne ancor più forte l'impatto.