"Ore Disperate" di William Wyler. L'ergastolano Sam Kobish e i fratelli Griffin, Glenn (Humphrey Bogart) e Hal (Dewey Martin), evadono dal carcere di Terre Haute. Glenn Griffin ha un conto in sospeso con lo sceriffo della Contea di Marion, raggiunge quindi Indianapolis insieme agli altri evasi. I tre fanno irruzione nella villa della famiglia Hilliard. Proprio mentre gli ex galeotti si organizzano all'interno di casa borghese, il vice sceriffo Bard assume l'incarico delle ricerche.
Il rifugio è solo temporaneo, Glenn ha intenzione di attendere fino all'arrivo della sua ragazza da Pittsburgh. L'attesa diviene ben presto una lunga e claustofobica prova di forza tra i due gruppi, una guerra continua fatta di attese e agguati, ma anche di complicità.
"
Ore Disperate" rappresenta ancora oggi il punto di riferimento per molte opere caratterizzate dall'irruzione di malviventi nel sacro focolare domestico. Stesso dicasi per la psicologia dei criminali. Il fratello cinico, leader della banda, che ha influenzato la vita del fratello minore, facendogli seguire quel solco di distruzione e follia già da egli stesso percorso, sarà un elemento ridondante. Stesso dicasi per il fratello minore, sostituito a volte dal complice giovane e inesperto, che quasi si vergogna del suo essere impuro innanzi al candore borghese e all'innocenza di una fanciulla.


Il film è il frutto di una catena di ispirazioni. Esso si ispira al libro di Joseph Hayes, che a sua volta è stato ispirato dagli avvenimenti verificatisi nella notte tra l'undici e il dodici settembre del 1953, quando la famiglia Hill venne sequestrata da alcuni criminali per 19 ore. La catena ispirtatoria non si ferma al 1955. L'ultima opera cinematografica, che ha avuto il film di William Wyler come punto di riferimento, è il remake omonimo del 1990 diretto da Michael Cimino.
Mickey Rourke interpreta il leader della banda mentre Anthony Hopkins è il capofamiglia borghese. Cosa salta immediatamente all'occhio? I tempi sono cambiati dagli anni '50 e con essi anche le famiglie. Il tranquillo focolare da difendere contro i criminali, così come dai giovani teppisti e dalla propaganda rossa, si trasforma in un crogiolo di conflitti, rancori e psicosi erosive.
Anche il ruolo della donna è cambiato. In questo remake le donne faranno una vera e propria staffetta per tenere il testimone ben lontano da attori come Rourke e Hopkins. I maschi ne escono sconfitti rispetto al '55. Rourke è uno psicopatico che a stento riesce a mantenere il controllo, troppo impegnato in filosofeggiamenti di individualismo anarchico, suo fratello funge da ammortizzatore tra i due gruppi, l'ometto di casa frigna perennemente, e Hopkins è impegnato su più fronti, tra senso di colpa e istinto di protezione.
Il legame con il paesaggio, la fuga, i canyon, sono tutti elementi che conferiscono una sfumatura western all'opera di Cimino, opposta quindi alla scenografia completamente suburbana del film diretto da William Wyler.
Abbiamo detto che dal 1955 al 1990 molte cose sono cambiate. Un avvenimento, che si incunea in questo spazio temporale, è la nascita del genere spaghetti western con tutte le sue conseguenze cinematografiche e psico-sociali. Genere enzimatico che assimila e trasforma. Genere che metabolizza e traumatizza. Proprio "Ore Disperate" di William Wyler cade in quell'antro oscuro del remake spaghettaro, finendo nell'impastatrice di Duccio Tessari...
"Una Pistola per Ringo" di Duccio Tessari. Ringo "Faccia d'Angelo" (Giuliano Gemma alias Montgomery Wood) viene rilasciato dallo sceriffo di Cristal City, poiché riconosciuto non colpevole in quanto l'omicidio, da lui perpetrato, è stato conseguente alla legittima difesa. I fratelli Benson poco si interessano delle squinquille legali e decidono di recarsi a Sancosè per risolvere la questione. Come dice un vecchietto arzillo, interpellato dai quattro fratellini in cerca di Faccia d'Angelo: "Tutti cercano Ringo in questo paese, e chi ha sfortuna prima o poi riesce anche a trovarlo. Chi ha sfortuna!"
I quattro sfortunati lo trovano e Ringo finisce nuovamente al fresco, grazie allo sceriffo Dan, in attesa del processo e dell'agognato rilascio per legittima difesa.
Nel frattempo la banda di Sancho (Fernando Sancho) rapina la banca della cittadina, seminando morte per tutto il paese. L'inseguimento, tra lo sceriffo Dan e i banditi, costringe Sancho a rifugiarsi nella fattoria del maggiore Clyde Brown e della figlia Ruby, fidanzata di Dan.
Le negoziazioni, dirette dallo stesso sceriffo, non ottengono alcun risultato. Sancho vuole avere via libera verso il confine col Messico, baratterà ogni giorno di attesa con due cadaveri, dai peones fino ai proprietari. L'unica possibilità è infiltrare Ringo, anche se ciò va contro i principi del pistolero: "I guai non si cercano. Vengono da soli!" Un processo lampo con conseguente proscioglimento dall'accusa di pluriomicidio, insieme a un compenso pari al 30% della refurtiva, può mutare le cose...

Il film fonde ironia e violenza. La componente dissacrante, a carico del genere western, è lampante sin dalla scena iniziale, quando due uomini assumono la posa del duello prima di salutarsi con affetto. Ironia rivolta anche nell'uso frequente della Spagna come location degli spaghetti western. Se autori seri e colonne del genere hanno sempre cercato di celare l'ibericità di tali scenari, Tessari sembra quasi giocare con la presenza di un mulino a vento che incombe sul film per buona parte delle riprese esterne, divenedo un punto di riferimento negli eventi. Guardandolo non puoi far altro che attendere l'apparizione di Don Chisciotte sul fido Ronzinante.