lunedì 25 maggio 2015

"Dead in Tombston" di Roel Reine, il weird western dove Mickey Rourke kebabba Danny Trejo.






Un  condannato a morte, Red, sale sul patibolo issato all'interno del forte. Il prete cerca di redimere quest'anima persa ma il bruto, guardandolo negli occhi, pronuncia: <<Io ho la bestia dentro di me, padre. In suo nome io verserò il sangue di ogni guardia di questa prigione prima del sorgere del sole>>. Le risate che seguono a tal verbo vengono soffocate dall'esplosione che squarcia le porte del forte e dall'urlo delle colt che si riversano all'interno trainando, più degli stessi cavalli, un'orda di banditi. Banditi su cui si erge Guerrero de la Cruz (Danny Trejo), fratellastro di Red.
 La banda Blakwater riesce a liberare Red e a fuggire in Colorado. I fuorilegge intendono svaligiare la banca della cittadina di Edendale in cui è custodita un'importante quantità di oro, oggetto di una controversia riguardo i diritti estrattivi.
 La banca viene svaligiata, ma un'azione rapida e indolore si trasforma in un bagno di sangue. Sanguea cui si unisce anche quello di Guerrero, colpito a tradimento dal fratellastro. Red, attraverso un atto notarile, è diventato intestatario della miniera e sindaco di Edendale, gli altri della banda passano da lacché a vicesceriffi ricchi sfondati.
 Giunto all'inferno, Guerrero viene torturato da Satana (Mickey Rourke), che lo usa come kebab vivente, fino a strappargli un patto che non si può rifiutare. Guerrero tornerà a Edendale, ribattezata nel frattempo Tombstone, per ammazzare Red e gli altri della banda, rifocillando quindi le fiamme dell'inferno e l'iperfagia di Satana. Tutto questo entro 24 ore per poter tornare a vivere. In caso contrario l'inferno sarà per lui ancora più rovente.






 I criminali che uccidono il proprio collega, ma anche i propri colleghi, sono una costante di molti film. La vittima generalmente ha un leggero desiderio di vendicarsi, sia se è rimasta solo ferita sia se ritorna dal regno dei morti. E' una costante. Un elemento ritornante. Un pretesto per riempire lo schermo di sangue e lo spettatore di adrenalina. Un pretesto da cui può anche nascere un'opera interessante o addirittura indimenticabile. Non è il caso di "Dead in Tombston".




 Il film punta moltissimo sul rallenty e sui dettagli. Ma il bullet time non ha effetto Matrix o Max Payne (mi riverisco al video game). Esso viene inserito a cazzo di cane dando senso di svarione da ipotensione ortostatica. Per quanto riguarda le inquadrature, sembra che l'obiettivo macro sia stato dato a un bambino intrippato con l'hobby della podologia e dell'urologia, questo sia per l'altezza di molte inquadrature sia per la rilevanza di alcuni dettagli. Impiegato spesso, particolarmente a livello della fucina infernale, lo strobing. Questo mix di effetti può essere ottimale per un videoclip o una pubblicità, ma sparsi in un film di un'ora e mezza, in maniera sconclusionata, può aver un esponenziale effeto sanatorium.
 Il concetto alla base del film è "mettiamoci de tutto e de più", regola aurea dei film alla puttanesca.  Effetti, frasi paracule che mirano a rimanere impresse nello spettatore più dello stesso film, citazioni e personaggi tipici. Ecco il coro citista: l'ordinazione di casse da morto, che ricorda "Per un pugno di dollari"; il macello, inteso come scannatoio di animali, che sostituisce più il grattacielo di Die Hard che non la chiesa di "E Dio disse a Caino..."; l'assenza di idrofobia di Satana, che riporta alla mente l'Al Pacino de "L'avocato del diavolo". Il prete alcolizzato c'è ma manca la puttana con la pistola. E' però presente la vedova incazzata col fucile.
 Un film incanalato in un percorso stabilito sin dall'inizio, ma senza tener conto delle varie falle aperte lungo argini fracidi.




 Mettiamoci anche due pesi massimi come  Danny Trejo e Mickey Rourke. Questi invece di trascinare vengo essi stessi trascinati. Trascinati dalla forza di inerzia che funge da tapirulan di tutto il film. E' come se un immenso vaporizzatore liberasse goccioline di un cocktail  prodotto con quantitativi industriali di Serenase, Compendium, E.N. e Lexotan. Mistura che non avvolge solo gli attori, escluso il prete già mbriaco de suo, ma anche lo spettatore. Film da vedere con afa e ventilatore acceso, stesi su sdraio con una birra  ghiacciata in mano. Lo scazzamento e il clima ci impediranno di compiere alcun movimento estraneo all'abbeveraggio, permettendo la conclusione visiva dell'opera e di un Danny Trejo più simile a  Babadook che non a un pistolero incazzato.






2 commenti:

Il Moro ha detto...

L'ho visto... La rece è in bozze. Il senso più o meno è questo, comunque.

Ivano Satos ha detto...

Fantastico, non vedo l'ora di leggerla! Mickey Rourke ricorda più Mario Brega di "Borotalco" che non il Louis Cyphre di "Angel Heart" ;)