Texas, 1869. Un gruppo di Texas Ranger cavalca tra i canyon alla ricerca del fuggitivo Collins. Tra questi vi è Johnny Boy, tornato da circa un anno, con il suo fratello Dan e il padre di entrambi. Improvvisamente una pioggia di piombo si abbatte su di loro e sulle loro stelle, trascinandoli a terra.
Johnny è ancora vivo, all'ombra di uno di quei banditi incappucciati che si appresta a porre fine a quella trappola. Una trappola monca, visto che una freccia trapassa il collo dell'omicida. L'indiano, il cui nome è Tonto, si prende cura delle ferite di Johnny e del suo desiderio di vendetta verso Collins.
Ogni vendetta ha il suo rituale. Ogni vendetta ha il suo cavaliere e la sua vestizione. Johnny maschera il suo volto con un lembo della maglia del fratello e arma il suo revorver con le stelle che battevano sui loro petto.
"Lone Ranger" è una cavalcata edipica. I due antagonisti sono quasi schiacciati dal loro Anchise. Un Anchise di carne, a differenza di quello monetario che grava su quasi tutti gli altri che muovono i loro viscidi passi in quella terra arida rigata dal ferro delle ferrovie e dal piombo dei proiettili.
John Reid è come quei giustizieri che la cinematografia western, americana e italiana, ci hanno mostrato avvolti nelle spire dei dubbi e dei tormenti esistenziali. Non una semplice macchina di morte ma uno spirito in evoluzione. Splendido il gioco circadiano-esistenziale espresso magnificamente dai disegni di Cariello.

















