martedì 14 luglio 2015

Speciale Le Storie Bonelli N° 2: Mohawk River




     Attraverso il fiume Mohawk, Riley Black sbarca in una radura su cui sorge la capanna in tronchi del suo amico Dick Chapman. Riley è un grande cacciatore, è membro delle sei tribù e gli Irochesi lo chiamano Corvo Nero. Dopo aver svernato con i Seneca, ed esplorato i Grandi Laghi, Riley può vantare numerosi doni per i suoi ospiti.
 Riley non è solo, con lui viaggiano infatti due amici, Long-Pipe e Okhawari, alleati di re Giorgio e nemici dei Francesi. Proprio i Francesi hanno a che fare con la visita di Riley a Dick. Informazioni sicure parlano infatti di preparativi, da parte dei mangiarane, per un'invasione. Corvo Nero insiste affinche Dick si rifugi al più presto a Fort Bear.
 Riley, partito nuovamente per avvisare altri insediamenti a rischio, farà presto ritorno da Dick, trovando solo fiamme a illuminare i cadavere dell'amico e della moglie. I figli dei Chapman sono scomparsi.
 Corvo Nero si metterà sulle tracce dei massacratori al soldo dei francesi, generando un percorso ricco di colpi di scena e di immagini di una violenza inaudita.



domenica 12 luglio 2015

"Se sei vivo... restaci!" La sopravvivenza nei luogi dei film western - Man woman wild Stagione 1 Episodio 8 Utah





     Nella scorsa puntata di "Se sei vivo... restaci!" abbiamo introdotto questa nuova rubrica, ospitando il grande Bear Grylls. Volevo precisare una cosa però. Non immaginatevi lupi solitari intenti a sopravvivere tra ghiacci e deserti. Si miei cari, perché nella maggior parte dei casi avrete qualcosa di attaccato a voi con la forza e la dolcezza di un koala. Un koala che spero per voi assomigli a questo...


Lei è  Ruth England, splendida conduttrice televisiva britannica e sposa dell'eliminatore Mykel Hawke, quindi purificate i vostri pensieri. Mykel Hawke è un ex-berretto verde ed esperto di sopravvivenza. Insieme alla moglie, il nostro Mykel è protagonista del programma  Man woman wild. I due coniugi dovranno sopravvivere nei luoghi più estremi e pericolosi. Ricordate però che nella realtà potrebbe essere la vostra dolce metà la locomotiva trainante e voi il lurido anello debole. Seguite quindi questa puntata di Man woman wild dedicata al fiume Colorado e allo stato dello Utah. Prestate molta attenzione, e che l'immagine di apertura vi sia di monito!




giovedì 9 luglio 2015

Ken Parker "Lungo Fucile" n°1





 Come segnalato dall'amico Etruscus, Ken Parker torna in edicola a partire da giovedì 9 luglio, con uscite settimanali in formato 18 x 23,5 cm per 96 pagine, nel classico bianco e nero. L'eroe western, creato dallo sceneggiatore Giancarlo Berardi e dal disegnatore Ivo Milazzo a partire dalla metà degli anni '70, viene riproposto in formato economico. La Mondadori Comics cerca, in questo modo, di accattivarsi un mercato che è stato coccolato negli ultimi anni da Editoriale Cosmo, abbandonando le edizioni curatissime, destinate ai fedelissimi del personaggio ispirato dal Jeremiah Johnson interpretato da Robert Redford, e adeguandosi quindi all'attuale marketing del fumetto.




     Ken Parker raggiunge il punto di scambio del vecchio Puncho. Ken Parker non è solo, con lui vi è infatti il fratello Bill, di diciassette anni.
 Dopo essersi rifocillati e aver venduto le pelli, i due fratelli si dirigono verso casa, felici di consegnare alla loro madre un bel po' di soldi. Un agguato rompe quel momento di gioia per i fratelli Parker. Ken, colpito alla spalla da una freccia, cade da cavallo e perde i sensi.
 Al risveglio viene assistito dal vecchio Puncho, il quale aveva raggiunto i due fratelli per restituire alcune provviste dimenticate al rifugio. Ken scopre che il fratello è stato ucciso e scotennato. Le frecce e le tracce di tre cavalli non ferrati testimonierebbero la responsabilità degli Indiani. Ma sono stati realmente i Nativi? Ken nutre non pochi dubbi sulla partecipazione dei pellerossa a quell'agguato.
 Ken Parker comincerà una caccia ininterrotta che si distinguerà da quelle intraprese fino ad ora tra le montagne per un unico elemento: <<bianco, rosso, o giallo, l'uomo è sempre il più feroce degli animali!>>


martedì 7 luglio 2015

Louis L'Amour - Verso la ferrovia (North to the rails)






    Tom Chantry raggiunge il Nevada per acquistare il bestiame direttamente dagli allevatori, senza quegli intermediari che fanno lievitare il prezzo di ogni singolo capo. Per Tom questo è un ritorno al suo vecchio mondo. Tom è cresciuto proprio in queste terre prima che suo padre, lo sceriffo Borden Chantry, subisse quell'agguato mortale.
 Se fossimo in un libro western del XXI secolo ci ritroveremmo con un pistolero assetato di sangue e vendetta. Un segugio della morte. Immediatamente comincerebbero a volare pallottole, in un piatto percorso fino alla purificazione finale.
 Ma L'Amour, come sempre, ci mostra un percorso diverso. Un percorso di tempratura esistenziale. Tom infatti non crede nell'uso delle pistole. Per lui le pistole portano solo guai e la virilità di un uomo non si evidenzia con quel cinturone sui fianchi e col menefreghismo verso l'altrui vita. 
 Tom dovrà faticare non poco ad instaurare rapporti d'affari nel Nevada, una terra in cui la parola di un uomo non è scindibile dalla sua capacità di difendere il proprio onore grazie alla forza d'urto del piombo: <<In un uomo il coraggio o la mancanza di coraggio hanno un peso economico, qui nel west. Sono poche qui da noi le imprese in cui ci si possa avventurare senza che sia richiesto del coraggio; e chi si mette in un'impresa che comporta del rischo ha il diritto di poter contare sul coraggio di coloro che divideranno con lui quei rischi.>>
  Proprio grazie ad un reietto, Tom riesce ad acquistare duemiladuecento bovini. Il tragitto per portarli verso la ferrovia non sarà dei più facili, sia per le continue tensioni tra un Tom considerato dagli altri un coniglio sia per i pericoli esterni al gruppo, pericoli che graviteranno su quegli uomini sin da subito:

 "Su ogni coscia era stata praticata una profonda incisione lungo il muscolo, dal fianco al ginocchio. Gli avevano aperto lo stomaco e glielo avevano riempito di pietre. Le sue guance erano tagliate e così i muscoli dei bicipiti."

 Quel viaggio non è solo una parabola verso i mutamenti dell'animo umano. Quel viaggio rappresenta anche un panorama verso un'America che sta cambiando. Un panorama, che dal fiume Vermejo fino alla ferrovia per Dodge, non mancherà di incantarci.
Quando osserva le enormi distese di pascolo, Tom non può che riflettere sull'ironia del destino. Lo sterminio dei bufali è infatti finalizzato alla distruzione dei nativi e alla necessità di assicurare pascoli infiniti agli armenti, destinati questi a sfamare i pionieri che si riversavano a ovest del Mississipi. Ma anche questi bovini avrebbero ceduto il passo a qualcosa di nuovo. Quei pascoli si sarebbero trasformati in enormi distese coltivate a mais, grano, segale, ecc. Era inevitabile. I cowboy sarebbero diventati i nuovi indiani. I nuovi bisonti.






domenica 5 luglio 2015

"Lo straniero della valle oscura - The dark valley" di Andreas Prochaska





     Un ragazzo e una ragazza sono nascosti nello scantinato di una casa. Risuonano dei colpi alla porta. I loro sguardi si incrociano pieni di terrore. Alcuni uomini entrano in casa. Cercano qualcuno. Arrivano allo scantinato. Sfondano la porta. Colpiscono l'uomo con il calcio del fucile. Afferrano la ragazza. La trascinano via mentre urla. Prendono anche il ragazzo, trascinandolo per i piedi. Il suo sangue è come un solco.

 Austria, fine XIX secolo. Un uomo cavalca lungo un sentiero tra le Alpi, raggiungendo un villaggio. I montanari gli fanno subito cerchio intorno, non essendo molto avvezzi a visite. Greider (Sam Riley), questo il nome dello straniero, chiede ospitalità per l'inverno e riesce a superare le loro ostilità grazie all'arte della fotografia e al suo desiderio di fotografare la valle. Lo straniero viene ospitato a casa di una vedova. Il marito e il figlio sono morti in una valanga, con lei vive solo sua figlia Luzi (Paula Beer)
 Ben presto Greider e Luzi cominciano a fare amicizia. Entrambi sono orfani di padre, lei inoltre è interessata a quel continente così lontano. Lontano da quella terra su cui dominano, come dei demoni, i sei fratelli Brenner e il loro vecchio padre. Luzi è divisa dal terrore per quella gente e l'amore per Lucas.



 Il vestiario, tipico di quelle terre, può facilmente farci venire in mente le comunità di mormoni dell'America, rinforzando quindi quel legame con il genere western. Forti sono però il legami al periodo medievale.



 Ho pensato a quei villaggi isolati, sottoposti al volere del feudatario. Spesso, soprattutto durante la veglia funebre, ho atteso quasi il sopraggiungere delle voci di un canto gregoriano. Lo stesso aspetto del patriarca, grazie a quei lunghi capelli bianchi, il mantello con la pelliccia, la fierezza e la forza del volto retato dal tempo, lo fanno apparire come un nobile esponente di un antico casato.



 Le stesse morti che colpiranno la famiglia Brenner sembrano quasi soprannaturali, figlie della superstizione e del folklore. La nebbia diventerà una coltre attraverso cui l'immaginazione e la paura disegneranno i loro chiaroscuri folli. Andreas Prochaska ci stringe, grazie a quest'ansia sospesa e quasi palpabile, per poi spingerci improvvisamente in un burrone di angoscia e sangue. Burrone in cui la neve attenuerà lentamente la nostra caduta, intontendo il nostro respiro ancora eccitato.
Se devo fare un confronto, e questa volta è western, anzi spaghetti western, la crudezza delle immagini, l'uso del rallenty, la musica incalzante,  la natura sfumata e diffusa, sono tutti elementi che non possono non farmi venire in mente l'inizio di "Mannaja".



 Devo ammetterlo, complice il titolo italiano e l'inizio della trama, non ho potuto non pensare a "Il cavaliere della valle solitaria". Mai abbaglio fu volatile come in questo caso...
 Andreas Prochaska riesce a fondere la cultura europea con quella western in maniera sapiente. Egli crea un revenge movie in cui le ritualità passate si fondono con la sete di sangue che espira dalle terre al di là del Mississippi.  Le scene di violenza non sono il frutto della spettacolarizzazione tarantinara, sono come la materializzazione del dolore evolutosi in energia. Proiezioni della propria tragedia interiore.



 Prochaska guarda molto al western all'italiana, divenendo, con "The dark valley", capace di abbeverarsi, in modo creativo, al florido seno dei nostri registi. Egli infatti scava nella componente più gotica ed exploitation degli spaghetti western. Egli non si ferma al podio leoniano, come spesso avviene per gli accademici del western contemporaneo. Margheriti, Martino, Corbucci e Castellari risuonano in quest'opera fondendosi con la ruralità ed etnicità austriaca. Egli si pone come quel tubo digerente che furono i nostri registi. Egli assimila, ma contemporaneamente trasforma, crea, produce, dona. Il suo non è un puro e narcisistico esercizio di stile sterile. Egli non è un semplice esecutore. Egli vibra, generando, per effetto amplificatorio, il nostro moto convulsivante.



 Chi segue questo blog, o il suo fratello più anziano, sa quanto adori la fusione tra soundtrack e immagini. In questo caso questa simbiosi non è riuscita. Vengono utilizzati brani che spesso sfociano in un simil-synthpop che gratta peggio di una frizione insabbiata. Meglio sarebbe stato utilizzare brani ambient o ethereal. Se proprio si voleva osare lo si poteva fare con un po' di neo-folk alla Forseti.
 "Lo straniero della valle oscura - The dark valley", come segnalato dal Zinefilo di Lucius Etruscus, sarà disponibile in dvd e blu-ray a partire dal 23 luglio 2015.